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lunedì 12 gennaio 2009

La pizza...

So che qualcuno avrà pensato che sarei tornato qui a parlare della "piccola" crisi economica oppure di qualche novità lavorativa e/o tecnologica...
In realtà vorrei portare l'attenzione mondiale su un problema da me molto sentito: la pizza.
Beh, era un sacco che non la facevo e, così mi son ritrovato alle prese con la sua creazione un po' da novizio, da uno che è "uscito dal giro".
Così sono andato a comprare gli ingredienti per 4 pizze da fare in casa:
4 scatolette di polpa scelta di pomodoro (1 euro e 50)
1 Kg di farina (99 centesimi)
4 mozzarelle scelte (4 euro)
Lievito (50 centesimi)

Per un totale di 7 euro (aggiungiamo 1 cent per la parte di origano che ho usato).

Facciamo che l'impastatrice ha consumato 1 euro di corrente (ma non è vero: consuma molto meno) e 2 euro se ne sono andati per il forno.
Fanno 10 euro tondi.

per 4 pizze di dimensioni ragguardevoli... Fanno 2 euro e 50 a pizza. Arrotondiamo a 3 euro e tagliamo la testa al toro.

Bene... Come fanno a lamentarsi della crisi i pizzaioli se le pizze margherite le vendono dai 6 euro in su?
Contando che non prendono la polpa a scatolette ma all'ingrosso (risparmieranno almeno il 30%), che non usano la mozzarella ma la pasta filante (almeno il 50% di risparmio) e che non comprano la farina migliore in confezione da 1 Kg ma quella "così così" in confezioni da 20 Kg? (Almeno il 30% di risparmio).

Insomma... Non dico che non gli costi nulla... Ma al massimo gli costa 2 euro.
Poi ci sono posti come la pizzeria "bella" di Velate dove ti fanno pagare in euro il "supplemento" di origano e dove mangiare la pizza ti costa come una cena in un normale ristorante...

Misteri (ma mica tanto) dell'economia spicciola...

giovedì 23 ottobre 2008

Ok, OK, Occhei. Va bene... Scrivo qualcosa...

Ma come riassumere in breve tutto il tempo trascorso dall'ultimo post?
Dunque... per prima cosa ho cambiato lavoro.
Di nuovo.
Si spera in via definitiva.

seconda cosa... C'è grossa crisi. E su questo ne avrei di roba da scrivere.
Per chi fosse vissuto fuori dal mondo fino ad oggi ricordo che sono attese precipitazioni di titoli a carattere sparso su tutte le borse mondiali, innalzamenti della pressione dei tassi di interesse, perdite di valore della moneta, rialzi consistenti dei prezzi e dell'indice di disoccupazione.

Insomma: se fosse un problema di clima sarei a casa a fissare porte e finestre, preparando provviste nello scantinato.

Invece è un problema di economia di cui stiamo vedendo solo l'inizio.

Per il resto... Spero che ai miei 2 lettori faccia piacere che sono tornato perché sono influenzato e comunque mi sto sforzando. Di non farmi prendere la mano dallo scrivere e, contemporaneamente, di scrivere.

venerdì 25 gennaio 2008

Economia e finanza...

A volte mi chiedo cosa smuovono nelle teste delle persone comuni queste due parole.
Sembrano tanto distanti dalla vita di tutti i giorni...
In realtà, le cose sono molto semplici.
vado a comprare 1 Kg di pane, pago, i soldi vengono incassati dal panettiere che li userà per comprare il cibo per i suoi pesci. Il venditore di cibo per pesci userà quei soldi per comprare verdura. L'ortolano incasserà e ci pagherà la bolletta del gas...
Ecco: questa è ECONOMIA.
E la finanza?
La finanza è quando io non ho i soldi per comprare il pane oppure li ho ma non li voglio spendere. Così uso la carta di credito per comprare il mio Kg di pane. Ovviamente, oltre al pane, dovrò pagare anche gli interessi perché il panettiere non incassa subito i soldi (e l'intermediario deve avere la sua parte).
Questa qui è la finanza... Dove io che non ho soldi compro denaro promettendo di pagarne un po' di più quando lo restituirò.
Queste due cose, economia e finanza, ovviamente sono collegate in modo strettissimo. Quasi la stessa cosa, anche se ci fa comodo pensare che siano totalmente separate.
Perché se l'economia va male, la finanza non ha opportunità di funzionare. La gente non compra 1 Kg di pane con i suoi soldi perché non ne ha e non lo compra a credito perchè non sa quando potrà pagarlo. E' recessione.
Se la finanza va male... Stessa cosa. Perché si compra 1 Kg di pane solo se si hanno i soldi ma, così, il panettiere ha minori incassi e non riesce a farsi prestare i soldi che gli servono, per esempio, per comprare una macchina per impastare nuova. Oppure quel prestito gli costa di più.
Potremmo dire che, se spendiamo i soldi che abbiamo e basta, il fatto che la finanza vada male non ci tocca...
Solo che "finanza" è anche quando vogliamo comprare casa e apriamo un mutuo con la banca, quando paghiamo un debito a 100 euro al mese, quando compriamo un televisore a rate...
Così, se la finanza delle banche e dei mercati va male, anche la nostra finanza spicciola va male.
Non che sia un problema farsi prestare soldi... Semplicemente, questi soldi costano di più perché ci sono meno persone disposte a scucirli.
Quindi... La notizia vera di questi giorni NON è che il governo Prodi è caduto con uno show degno del sabato sera sulle nostre rovinose TV...
La notizia vera è che la finanza ha avuto il più grosso colpo negativo dalla crisi del 2001, che la fase di accentuata recessione americana è stata trasferita, con gioco di mano (e tassi di interesse) sui mercati europei, che le borse hanno bruciato MILIARDI di euro negli ultimi 6 mesi...
Così, tra qualche mese, quando non avremo i soldi per comprare il pane (come adesso) e non troveremo nessuno disposto a prestarceli a un interesse sopportabile, potremo prendercela con il governo... Che, invece di cadere nel silenzio come merita, ci ha distratto e non ci ha fatto rendere conto di quello che stava accadendo.
Intanto, i tassi di interesse dei mutui continuano a salire... E quella è finanza.

lunedì 29 ottobre 2007

L'angolo del piegato...

Mi fa una certa rabbia sentire TG e Radio, leggere giornali e siti Web, sentire questi grandi uomini che decidono del futuro delle masse restando chiusi nel loro rifugi dorati.
Qui c'è un intero popolo diviso in due, dove si scontrano gli anziani lavoratori iper tutelati e i "giovani" precari. Giovani si fa per dire, visto che questi "ragazzi" di 30 anni non sono ragazzi. Sono uomini e donne che vorrebbero avere una famiglia, una casa loro, un futuro, una vita. Che vorrebbero sperare di avere una pensione.
Invece si scontrano con i privilegi e le tutele della classe di anziani: pensione garantita, ferie pagate, malattia pagata, licenziamenti impossibili, tutele di svariato genere...
Nessun imprenditore sano di mente (me compreso) assumerebbe mai uno da tutelare in quel modo se esistessero contratti di tipo diverso. Che esistono e che vengono usati fino in fondo. Che non prevedono alcuna tutela, passando dal massimo a zero e creando generazioni di sfruttati. Schiavi moderni che vengono usati e gettati da aziende i cui dirigenti sono privi di scrupoli sociali (come nella maggior parte delle aziende). Il primo scopo di un'azienda, dopotutto, è il lucro. Quindi sono i soldi. Non è il guadagno (che può essere anche un guadagno sociale, ambientale, di immagine). è il lucro. Il 99% delle aziende italiane, quindi, è potenzialmente un'azienda stronza.

C'è i0n atto una guerra tra poveri che vede contrapposti questi due schieramente, a contendersi una coperta troppo corta, cortissima.
In questa battaglia per la conquista di diritti e di un futuro ci sono gli imprenditori che, spesso, ci guadagnano senza offrire nulla.
Non è un caso che i prezzi continuano ad alzarsi mentre gli stipendi sono sostanzialmente gli stessi.
Questo sistema è destinato ad arrivare a un punto di rottura in qualche anno: è una legge storica che si è presentata più volte (degli egizi in poi) ma che i nostri politici non capiscono. Si vede che non hanno studiato abbastanza a scuola.

martedì 19 giugno 2007

Il sud sfigatissimo

Stamattina mi è saltata all'occhio una cartina fisica e politica dell'Italia e mi sono ritrovato a pensarla in modalità Warcraft.
In pratica: se quella lì fosse stata una mappa di un gioco gestionale, come avrei distribuito le attività produttive? Ovviamente tenendo presente che si tratta dell'Italia.
Bene... Signori, non abbiamo capito un tubo.
Attualmente che succede?
C'è un nord fortissimo dal punto di vista industriale che chiede spazi, strade, meno burocrazia, sicurezza e opportunità per inseguire l'economia europea. Un treno in corsa in cui servizi, piccole industrie e persone competono, forse da un livello superiore, con i loro concorrenti tedeschi, francesi, spagnoli e americani. Una macchina della produzione fatta di centinaia di migliaia di aziende che vanno da 1 a 50-100 dipendenti che chiede solo di potersi espandere.
Poi c'è il centro Italia. Un po' di turismo, una buona dose di burocrazia, qualche azienda-gioiello e una serie di aziendine che hanno difficoltà a crescere per mancanza di servizi, per attese di fondi, per mille motivi.
Dopo c'è il sud... E qui andiamo male. Perché un'amministrazione poco previdente pensa che il sud dell'Italia, grazie a investimenti e lotta alla criminalità, possa "raggiungere" il nord.
Stupidaggini.
Il sud Italia NON può competere con il nord. Non potrà mai. La Lombardia, il Piemonte, il Veneto, l'Emilia Romagna. Guardatele sulla cartina. Incuneate in mezzo all'Europa, a un passo dai mercati svizzeri, francesi, tedeschi, austriaci e a un braccio dagli sterminati mercati dell'Est.
Guardate invece il sud: laggiù, sperduto in mezzo al Mediterraneo. A 2000 Km dalla civiltà.
O meglio: dalla "cosidetta" civiltà. Perché il Sud, in realtà, è superiore al nord. Quando al nord si incideva ancora sulle pietre, al sud c'erano i greci e si faceva la filosofia.
Il problema del nostro amato sud non è che è arretrato. Questa abusata espressione non significa assolutamente nulla. Il nostro sud è arretrato industrialmente ma ha risorse che il nord non si sogna nemmeno.
Prima fra tutte il turismo.
Una città come Milano non è nulla senza i suoi uffici, le sue fabbriche, le sue industrie. Cos'è? Uno spiazzo di cemento in mezzo alla pianura, con poche rovine che si girano a piedi in poche ore. Si va a Milano a vedere il Duomo e si resta meravigliati quei 2 minuti per una roba del '300.
Vai al sud. Vai a vedere i templi greci e romani. Vai a vedere le aree incontaminate. Vai a vedere il Vesuvio e l'Etna. Vacci a vederlo, il sud. Quella lì è la sua ricchezza.
Vuoi risollevare il sud Italia?
Perfetto... Riempilo di guide turistiche, costruisci aeroporti internazionali, semplifica i collegamenti, crea rotte di traghetti e navi, dai incentivi ad alberghi e hotel, costruisci campi da golf, maneggi, sistemi di sentieri. Costruisci parchi di divertimento. Il sud, da solo, ha la capacità tecnica, storica, culturale e gli spazi sufficienti per totalizzare, ogni anno, l'equivalente dei turisti che visitano tutto il resto d'Europa. Non è impossibile, se le istituzioni collaborano e le banche avessero veramente voglia di aiutare lo sviluppo. Non è con progetti faraonici che si risollevano le cose. Serve un micro-credito etico, altro che finanziamenti da buttare nel pozzo nero e chi s'è visto, s'è visto.
Invece?
Invece, la spazzatura a Napoli è un problema. E i ragazzi vengono lasciati a marcire tra lavoro nero e disoccupazione, facile preda della malavita. E i collegamenti sono più che precari, anche tra grandi città. Il tempo si allunga, le persone non hanno sostegni produttivi...
E, poi, scatta il razzismo, la voglia di "sganciare la zavorra", l'Italia che si spezza. Stiamo facendo un'Europa unita e, ormai, si dà per scontato che l'Italia sia divisa. Perchè alla "locomotiva" non dispiace finanziare lo sviluppo del sud. Gli dispiace che tutti i soldi spesi finora siano stati, sostanzialmente, gettati alle ortiche e usati per opere inutili.

mercoledì 6 giugno 2007

Generazione di precari imprenditori

Ovvero: la schiavitù nell'Italia del XXI secolo.
Si, perché viviamo nell'illusione che la schiavitù in Italia sia stata abolita.
La scuola ci inculca quest'idea assurda, fin dai primi anni, e noi si entra nei meccanismi di questa società con questo pensiero, dando per scontato di essere liberi. Dopotutto, i nostri nonni hanno combattuto i loro cattivoni per liberarci dal nemico tedesco. Dopotutto i nostri padri hanno combattuto un '68 di riforme per conquistare la libertà. Dopotutto ci sono riusciti... E noi abbiamo trovato la tavola pronta e non dobbiamo combattere per questi temi. La nostra libertà l'abbiamo, ora dobbiamo trovarci un lavoro e iniziare a produrre.
Falsità e fesserie che rasentano l'Idiozia.
Prendo uno a caso, chiamiamolo "Gigi", ok?
Gigi ha 26 anni, è laureato, ha un posto da 800 euro al mese. Ha un appartamentino in periferia a Milano, dove vive con la sua ragazza, "Claretta", che ha un posto nella stessa società e con lo stesso stipendio. I nostri due eroi racimolano 1600 euro al mese e sono liberi di fare quello che gli pare. Una favola!
Adesso seguiamo Gigi per un mese e scopriamo che:
- paga 700 euro al mese di affitto ed è fortunato perché spende poco.
- spende 5 euro al giorno per pranzare + 5 euro di Claretta, totale (su 20 gg lavorativi) 200 euro/mese per pranzare fuori casa.
- spende altri 9 euro/giorno per cenare a casa per un totale di 270 euro/mese.
- spende altri 60 euro/mese per l'elettricità e il telefono (se telefona molto poco, visto che il solo canone costa 15 euro/mese, tutto escluso).
- per risparmiare, va al lavoro con i mezzi, insieme a Claretta. Bene, siaccome è in periferia, il costo del biglietto è in sub-urbana. Facciamo i bravi e facciamo che Gigi e Claretta spendano 2 euro/giorno a testa per muoversi. Fanno 80 euro al mese.
Quindi, in totale, il nostro Gigi e la sua Claretta spendono 1310 euro/mese per mantenersi, senza fare nulla di più che lavorare. Senza TV, senza macchina, senza NULLA. Avanzano la bellezza di 290 euro al mese in cui far stare: vestiti, scarpe, canone RAI, eventuali spese per l'auto, vacanze, libri, serate al cinema, risparmi, spese mediche, assicurazioni, ecc..
Se Gigi e Claretta non fanno ASSOLUTAMENTE nulla al di fuori del lavoro e di andare a dormire a casa, alla sera, riusciranno a risparmiare una cifra astronomica: 3480 euro all'anno.
Direi che sono liberi di scialare i soldi, pensando, magari, a farsi un giretto sul loro panfilo.
Questo, naturalmente, in via teorica. Perché grazie alla legge Biagi, Gigi e Claretta non sono assunti. Sono associati all'azienda per cui lavorano. Quindi non gli vengono pagate ferie o malattie. Non hanno possibilità di aumenti, bonus... E possono essere "licenziati" a piacere, anche se il termine è improprio, visto che non sono "assunti". Ottimo: possono mettere da parte il tesoro risparmiato ogni mese per salvarsi il culo nel caso in cui uno di loro si prenda un'influenza e non possa vaorare per una settimana (con riduzione dello stipendio da 800 a 600 euro). Non di più, però. Perché, altrimenti, i risparmi non coprono le spese.
Quindi?
Quindi, facciamo un'ipotesi. La nostra Claretta vuole un bambino ma non può averlo: dovrebbe stare a casa dal lavoro e non verrebbe pagata. L'azienda la sostituirebbe e non riuscirebbe più a rientrare nel "mercato del lavoro". Poi, un bambino costa. Un omogeneizzato alla frutta di qualità discutibile costa circa 1 euro. Due genitori folli che ne danno 2 al giorno al proprio figlio spenderebbero 60 euro al mese. A questo va aggiunto il latte artificiale (circa 20 euro ogni 2 settimane), le pappe (circa 3 euro/giorno). Poi c'è da vestirlo: facciamo che gli comprano 3 tutine della giusta taglia ogni mese (ipotesi fantascientifica), anche andandoci bassi spenderebbero in abbigliamento 30 euro/mese. Quindi, un bambino destinato a morte certa (visto che non vivono solo di quello che ho "messo in conto") gli costerebbe altri 220 euro/mese. Naturalmente, queste spese fisse andrebbero aggiunte alle altre spese, considerando che Gigi non è granchè e che vederlo al lavoro nudo farebbe impressione.
Però, posto di riuscire a compensare il mancato lavoro di Claretta, una volta a regime gli resterebbero la bellezza di 70 euro al mese con cui fare follie. Che, naturalmente, spenderanno in ceri da accendere in chiesa, visto che basterebbe una minima crisi dell'azienda che li fa lavorare per mandarne a casa uno o due... E distruggere tutto.
Poi abbiamo i nostri politici che ci parlano di pensioni, di futuro, di tesorini e tesoretti, dei poveri iracheni, dei poveri pensionati, di rinnovi contrattuali...
Idioti!
Fate giochi di prestigio facendoci vedere problemi lontani e che non toccano nessuno, accapigliandovi per faccende che non interessano nemmeno voi. State lì in palazzi da Principi a discutere di milioni, mentre qui si contano i centesimi. State lì a parlare di sacrifici che dovrebbero fare Gigi e Claretta per il bene dell'Italia, senza vedere che loro stanno iniziando a essere stanchi non solo di non avere un futuro ma anche di non avere un presente.
Siete seduti su una polveriera, avete acceso la miccia e state lì a parlare del sesso degli angeli.
Domani, tra un anno o tra 10, quando tutti i Gigi e tutte le Clarette si accorgeranno di essere tanti, ma proprio tanti, quando i loro figli saranno affamati, quando la speranza del futuro sarà ridotta all'arrivo del giorno seguente...