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domenica 27 maggio 2007

I brevetti distruggono la scienza

Non sono mai stato molto favorevole ai brevetti.
Precisiamo: il concetto di brevetto è stato inventato per tutelare l'opera delle persone, per permettergli di vivere dignitosamente (o in ricchezza) dopo aver avuto quell'attimo mentale brillante che gli ha permesso di rivoluzionare la vita di tutti noi con straordinarie invenzioni. Magari per consentire anche ai loro figli di vivere di quell'idea geniale del padre e, magari, riuscire a trovarne altre con tutta la tranquillità economica.
Però... Non mi convincono.
Si, perché i brevetti, come attualmente applicati, non servono più per questo scopo. Servono alle grandi aziende per impedire che altre possano sviluppare le loro idee e ottenere cose migliori. Servono per evitare che, da qualche parte, un piccolo genio possa migliorare un prodotto in commercio e mettersi a produrre qualcosa di meglio con un costo inferiore o con funzioni più ampie. Servono per evitare che altri possano avere idee diverse.
Spesso, poi, questi brevetti sono assolutamente ridicoli. Basta cercare qualche termine sul sito dell'ufficio americano dei brevetti per rendersene conto. Senza contare che, i brevetti, influiscono anche sulle nostre vite... Pensiamo al fatto che una marca di auto (Opel) ha brevettato un ottimo sistema di sgancio dei pedali in caso di incidente. Ovviamente, le altre marche non ce l'hanno... Così ci si possono rompere i piedi solo perché Opel deve guadagnare quei 2 euro in più. Ma il ragionamento è applicabile a qualsiasi cosa. Software incluso.
In tutto questo marasma di gente che se ne approfitta mi viene in mente il buon Albert Sabin, morto in miseria per aver deciso che le vite umane erano più importanti del brevetto sul suo vaccino. Probabilmente non è un caso che non aveva grandi aziende dietro di sè.
Allo stesso tempo penso a Leonardo da Vinci e a tanti, tantissimi altri prima e dopo di lui. Allora non c'erano brevetti e le invenzioni erano veramente il frutto della genialità. Mi sono ritrovato a pensare che, per fortuna, Leonardo non ha avuto figli. Altrimenti... Sai che bello vedere le società che producono armamenti versare, che so, 10 dollari per ogni bomba e 50 per ogni elicottero? Sai che bello vedere i produttori di paccottiglia della Gioconda versare ai suoi pro-pro nipoti 2 o 3 euro per ogni maglietta o poster? Oppure ricevere una percentuale sui biglietti di ingresso del Cenacolo? E poi ci sono tutti gli altri... Quelli venuti nel rinascimento. Ce li vedo, gli eredi, lì, fuori da Firenze... Vuoi dare un'occhiata alla citta? Paga...
Lo so che i brevetti scadono... Ma so benissimo che le aziende stanno lottando per procastinare queste scadenze a tempo indefinito. Così come so che i brevetti si rinnovano alla svelta: si cambiano 2 stupidate e si ribrevetta tutto... Per sempre. Nei secoli dei secoli.

mercoledì 16 maggio 2007

I dati che si perdono...

Mi chiama Marcello al telefono. In sostanza mi dice che dalla sua chiavetta USB sono spariti magicamente alcuni file importanti.
Breve indagine: risulta che è pratica comune che lui e diversi suoi colleghi trasportino, ospitino e conservino i dati usando una chiavetta USB.
Ricordo che, tempo fa, ho conosciuto un professore dell'Accademia di Brera che usava, per lo stesso scopo, diversi CD riscrivibili, adottando la tecnologia packet-writing.
Ovviamente, queste tecniche di conservazione dei dati sono sbagliate.
Le chiavi USB sono notoriamente soggetti a problemi di vario tipo. Primo tra tutti il fatto che le scosse elettriche che possono ricevere alla connessione o disconnessione dal PC possono azzerarne il contenuto o, addirittura, bruciarle.
I CD e DVD masterizzati sono sensibilissimi al calore e alla luce. Anche se la loro durata teorica si aggira sul centinaio di anni, la durata reale è, tranne che in rari casi, inferiore ai 10. In molti casi è di 2 o 3 anni. Se sono masterizzati con metodi come il packet writing, sono soggetti a problemi anche durante il loro aggiornamento e soffrono di problemi di lettura.
I CD e DVD stampati hanno meno problemi ma la loro durata non è certo illimitata: soggetti a graffi e al degrado delle caratteristiche dei materiali usati, sembra che la loro vita reale si attesti sui 50 anni al massimo.
Persino gli hard disk hanno i loro bei problemi: influenze magnetiche esterne tendono a dare diversi problemi e, a seconda del metodo di conservazione, sarà difficile che la durata dei dati registrati superino qualche decennio.
Il ricorso al nastro, poi, complica la vita degli utilizzatori senza fornire i vantaggi promessi.
Da qui nasce una riflessione sulla durata dei nostri dati.
La nostra generazione rischia di non riuscire a trasmettere informazioni ai posteri.
Se è vero che una scritta a biro su un foglio bianco, in condizioni ottimali, dura per più di un secolo, i frutti della generazione di informazione rischiano di non arrivare nemmeno alla generazione successiva.
L'unica speranza sembra quella della libera circolazione dei file e la copia continua e perpetua dei file più importanti su nuovi supporti.
Non posso fare a meno di pensare che il degrado è stato costante. Gli antichi scrivevano incidendo pietra e argilla essiccata e ancora oggi possiamo avere accesso ai loro documenti.
Leonardo da Vinci scriveva a matita e, oggi, i suoi testi hanno ancora una perfezione simile a quella originaria.
Io, da piccolo, scrivevo a penna nera su quaderni bianchi e già oggi, dopo 20 anni, ho visto che l'inchiostro è grigio e le pagine gialline, pur non avendo mai consultato quei testi.
A casa ho un disco con alcuni articoli scritti in giovane età che non sono interpretabili da alcun moderno programma. E ho diversi CD, masterizzati anni fa, che sono ormai illeggibili e che tengo perché, apparentemente, sembrano nuovi: i dati (con i primi masterizzatori) non sono stati scritti alla perfezione e la superficie di scrittura è degradata.
Ho avuto ben 2 clienti che, ogni giorno, si facevano il loro bel backup su nastro e, nel momento del bisogno, si sono accorti che i nastri si potevano scrivere ma non si riusciva a leggerli per problemi all'unità di backup o ai nastri stessi.
In questi mesi sto facendo fotografie digitali a mia figlia e mi chiedo se lei riuscirà mai a vederle.