venerdì 19 ottobre 2007

Addio canone RAI

Mi ricordo di una favoletta dove c'era un cane che aveva un pezzo di carne in bocca.
Passeggiando lungo la strada, si vide riflesso in un fiume e vide un altro cane che ne aveva un altro.
Allora, si mise a cercare di prenderglielo e, mollando il suo pezzo, lo lasciò cadere in acqua e lo perse per sempre.
Alla fine non ebbe il pezzo in più e perse anche quello che aveva.
Che c'entra?
C'entra... Perché la RAI, negli utlimi anni, ha rotto un bel po' con il suo stramaledetto canone e, ora, rischia di restare senza.
Il canone venne introdotto agli albori della storia televisiva per supportare lo sviluppo della nascente tecnologia televisiva italiana. Era una tassa che aveva un certo senso: permetteva di trasmettere quando non c'erano altre forme di supporto. In più era una tassa giusta: chiunque avesse un televisore poteva scegliere se guardare scariche elettrostatiche oppure il canale RAI.
Sono passati diversi secoli da allora ma il balzello è rimasto. Giustificato da non meglio precisati "diritti" che la RAI avrebbe acquisito. Giustificato artificiosamente persino quando è palese che l'acquisizione del canone è una pratica che porta la RAI in vantaggio sui concorrenti e si può classificare come "concorrenza sleale". Artificio che risulta evidente quando si vede la RAI trasmettere cose di dubbia utilità, diseducative o paradossalmente meno "di servizio" rispetto a trasmissioni presneti sulle TV private.
Bene...
Con l'arrivo in massa del multimedia per tutti sui computer, la RAI ha annusato il business ed ha fatto valere quel paragrafo della legge istitutrice del canone che indica come soggetti del versamneto tutti quelli che hanno apparecchiature "atte o adattabili a ricevere le trasmissioni".
Quindi, oltre alle TV, anche i monitor con sintonizzatore integrato e i videoregistratori. Ma anche i computer, quasi tutti i telefonini dell'ultima generazione e via dicendo.
Così succede che, oggi, la ADUC faccian notare che gli uffici postali NON pagano il canone pur essendo belli pieni di computer di vario genere. per la precisione, le poste evadono il canone "speciale" per un totale che varia da 8 a 13 milioni di euro.
Una bella cifretta.
Vorrei far notare, però, che la stessa cosa vale anche in molti altri ambiti: le banche, gli uffici, le officine e così via... Tutti evasori. Ovuinque ci sia un PC, se non c'è già un televisore in regola, c'è un evasore.
Mi immagino una banca con 20 filiali, 1 sede centrale e 5 bancomat nei luoghi strategici (centri comemrciali, piazze) che deve pagare il canone speciale per ogni locazione: 900 euro circa per 26 luoghi fanno 23400 euro di canone all'anno. Più, a questo punto, gli arretrati.
Se la linea proseguirà in questo senso e se la legge è veramente uguale per tutti (cosa che non è affatto vera in questa Italietta dei poveri), mi aspetto che nel 2008 ci sarà un'ondata di pagamenti e una azione da parte di questi soggetti volta ad eliminare l'inutile balzello.
Si, perché se devono pagare i poveri cristi, nessuno fa nulla e i politici non si muovono. Anzi: sono contenti.
Se devono pagare quelli che i soldi li hanno... Sono certo che si troverà la scappatoia.
Quindi ci sono due strade: l'esonero dal pagamento per alcuni soggetti (soluzione tipicamente italiota che viene usata ingiustificatamente) oppure l'abolizione.
Io, ovviamente, spero ancora (illudendomi) che ci sia un minimo di coerenza nella testa dei nostri grandi capi e che la si pianti di tassare e tartassare chi non ha i soldi, facendo pagare chi li ha oppure togliendo qualche inutile tassa.

mercoledì 17 ottobre 2007

Never Say Goodbye

Ciao PuLiscer.
Io ti chiamavo così, ricordi? Anche se tu ti incazzavi.
Ti sto pensando parecchio, da qualche ora. E sto ammettendo che, un po', mi manchi.
A volte, nella vita, capitano le coincidenze più strane.
Sei lì, tutto tranquillo, a spararti una coda chilometrica verso l'ufficio e, improvvisamente, la radio ti trascina indietro di anni. Ti ringiovanisce, fa sparire quella polvere che ti si è accumulata addosso. Ti fa ricomparire gli occhiali sul naso, ti fa dimagrire 20 Kg, ti toglie moglie e figlia e ti rimette accanto a quella stronza che hai piantato dopo 6 anni di rotture di palle.
Si, perché ti capita di sentire che oggi inizia SMAU.
Dopo senti che c'è nebbia in Emilia.
Poi parte Never say goodbye di Bon Jovi.
Bene... Ecco il viaggio completato: sono qui, seduto davanti a te, anni e anni dopo.
Ma non ti rompi a tenerti quei capelli così lunghi? Visto di spalle potrei provarci con te, visto di faccia... Oh! Ma va là! :D
Senti... Ti ricordi quanto abbiamo litigato per il rispetto della policy della BBS? Lo so, potevo anche evitare di sbatterti nell'angolo per 1 settimana e lasciarti impestare un po' la mia area... Ma, si sa, i modem sono leeeenti...
E il tuo "trip" per Bon Jovi? Che due palle, ma non puoi ascoltare qualcosa di meno melenso? Insomma... Va bene tutto, ma spendere giorni per creare "il primo sito italiano di fan di Bon Jovi"... Bah! Lo sapevo che, con quella faccia lì, di musica ne capivi poco.
Però è stato anche bello vedere che, malgrado le enormi differenze e dopo aver litigato, si è creata complicità e un po' di amicizia.
Amicizia che hai avuto con tanti... La pagina che ti è stata dedicata, si è smarrita nei meandri della rete e non la trovo più. Però, quando siamo andati a trovare i tuoi, si sono commossi nel vedere quanti eravamo. E hanno insistito per offrirci la cena, anche se non volevamo. Eravamo troppi.
Ma tua madre la conosci e, per quella sera, ci ha adottato un po' tutti.
Quando te ne sei andato, improvvisamente, la notizia ha avuto dell'incredibile e sono venuto personalmente a Scandiano, il giorno dopo, a vedere dove ti avevano messo. Non ci credevo e, per mesi, sono rimasto incredulo.
Ciao Punisher. Hai un posto speciale dentro di me.

martedì 16 ottobre 2007

Vuoi una certificazione aziendale? Ci sono i saldi!

Oggi è la giornata giusta per togliersi qualche sassolino...
Avete presente le certificazioni aziendali? Quelle cose ISo 9000, 9001 e compagnia bella?
Bene, ho visto come vengono fatte in alcune aziende e raccomando a tutti di assistere a questi avvenimenti. Sono divertenti e istruttivi.
Si, perché le società che rilasciano queste certificazioni sono private e pagate dalle persone che certificano. Una storia vecchia dell'Italia di oggi ma che si ripete quotidianamente.
Insomma... Se sono pagato da uno per dire che è bravo... Vuoi che non glielo dica?
Se no, magari, questo si rivolge, poi, a qualcun altro. Oppure ritarda indefinitivamente i pagamenti...
Così accade che il tipino che deve rilasciare la certificazione arrivi in azienda e si metta a compilare un bel questionario facendo domande in giro. Domande difficili a cui, però, si rispondo solo con un "si", con un "no" oppure con un "no ma ci stiamo lavorando".
Sulla base delle risposte dovrebbe rilasciare o negare la certificazione.
Solo che, per quello detto sopra, capita spesso di sentirlo dire "Sarebbe no ma non possiamo scriverlo. Diciamo di si, dai."
fantastico.
Ho scoperto che qualsiasi risposta si dia, il questionario è da considerarsi precompilato.
Avete sistemi di backup centralizzati? Si. Avete sistemi di disaster recovery? Si. Monitorate quotidianamente il traffico di rete? Si. Mi pagate la certificazione? Si. Ve la darò di sicuro? Si...
Fantastico!

In questa città di lebbrosi, io sono quello con le piaghe più belle

Una frase tratta da "Il grande inganno" (1990) mi è venuta in mente ieri sera.
Ero lì, in Sant'Ambrogio, uscito dall'ennesima inutile chiacchierata con una delle risorse umane e mi stavo guardando un po' attorno.
Ho visto gente di tutti i tipi: dalla ragazzetta trendy mezza nuda alla vecchina piena di soldi che guardava la vetrina della "boutique" dove erano esposte salsine da 50 euro all'etto.
Ed ho visto i "piegati" che uscivano dalla società con cui avevo apepna parlato. Giovani ed adulti dallo sguardo spento, dalla curiosità assopita, dall'espressione che non vedeva più. Dalla creatività mortificata.
Così, mi mè venuta in mente quella frase.
Ho una vaga idea del perché... Ma non saprei giustificarla.
Così, ne approfitto per annotare qui questa cosa, nella speranza, un giorno, di indagare meglio.

Come lavorano le società di consulenza

Ieri sera stavo riflettendo su alcune cose e mi sono chiesto: ma queste società che prnedono i consulenti, lo sanno chi stanno prendendo?
La maggior parte delle volte, un consulente è inviato da una società in un'altra, dopo che un "commerciale" è riuscito a piazzarlo. ovviamente, per definizione, le società di consulenza hanno esperti in tutto. In quasliasi applicativo, in qualsiasi programma, in qualsiasi sistema.
Queste società "finali", che usano i consulenti, si chiedono mai da dove arrivano?
No?
Allora ve lo spiego io...
un comemrciale arriva da voi e vi chiede se avete bisogno di una mano per i vostri progetti. Oppure voi vi rivolgete a una società di consulenza perché non sapete più che pesci pigliare e siete nei casini.
Da quel momento, nella società di consulenza, parte la ricerca di persone che possono soddisfarvi.
Questa ricerca avviene in due modi. Nel mondo delle favole, la società di consulenza consulta l'archivio dei suoi dipendenti, sceglie quello più adatto e ve lo manda.
Nella realtà, la società di consulenza pubblica annunci su annunci alla ricerca della persona meno costosa e, dopo un colloquio, decide se mandarvelo o no. Nel frattempo, a voi, dice che la persona giusta è impegnata in un altro progetto, che sta terminando. Vi chiedete mai perché i consulenti giusti per voi stanno sempre terminando qualche progetto? Ecco, adesso lo sapete.
per passare il colloquio con la società basta dimostrare di avere un'infarinatura di quello che vi chiedono e potete anche inventare in toto eventuali lavori fatti in passato: per selezionarvi non usano tecnici ma gente delle risorse umane. Che quasi mai capisce qualcosa di quello che fate o che dovrete fare.
Per finire, vi prendono. Come collaboratori con partita IVA oppure, più spesso, con ritenuta d'acconto o come "associati". In soldoni significa che prendete poco, se vi ammalate sono cazzi vostri, se fate ferie non guadagnate, che i contributi pensionistici fanno ridere tanto quanto vi farà piangere la pensione, che non avrete la tredicesima e che, se si stancano di voi, vi possono mandare a casa dall'oggi al domani.
Poi vi mandano dal cliente raccomandandosi di raccontargli che voi siete parte integrante dell'azienda. Si, di quella azienda che avete visto solo una volta, durante il colloquio.
Economicamente, invece, la cosa funziona così...
A voi danno dai 100 ai 150 euro al giorno. Lordi. Con spese a carico vostro. Che significa che vi intascate 70 euro al giorno. una bella cifra. però avete sul gobbo anche tutti i rischi. Quella malattia, quella tredicesima, a volte anche la quattordicesima e quelle ferie che i dipendenti hanno di diritto. Di solito vi pagano a 30 giorni ma, spesso, vi pagano a 60 o 90. Che, giocando con le valute, possono aumentare ancora di più. Facilmente vi troverete a giugno a prendere i soldi di gennaio, con qualche evidente problema. Nel caso malaugurato in cui decideste di trovare un lavoro migliore, miracolosamente, i pagamenti successivi alle vostre "dimissioni" (non siete assunti, non potete dimettervi) saranno in ritardo o cesseranno del tutto.
Quindi sarete scoperti per 2-8 mesi.
Per l'azienda dove lavorate, invece, la faccenda è più semplice: paga l'intermediario una cifra che si aggira tra il doppio e il quintuplo di quanto prendete voi e vi considera espertissimi mandati lì per risolvere i suoi problemi. Quindi si aspetta il massimo della collaborazione e della preparazione.
Non sa nulla del fatto che prendete poco, del fatto che nessuno vi ha formato specificatamente per quel lavoro, del fatto che, magari, non state lavorando nemmeno nel vostro campo o che siate più qualificati del necessario.
Poi ci si chiede come mai l'Information technology in Italia funziona male e siamo arretrati? Se non è una domanda retorica, è fatta da un coglione. Che interesse hanno gli inetrmediari per far crescere questi consulenti? Nessuno. Li usano quando servono e poi li buttano via: non sono una "ricchezza", sono vacche da mungere. E le società "finali"? Hanno paura ad assumere persone perché, per idiozia del legislatore, assumere una persona significa più che sposarla.
Quindi... Andiamo avanti così. produciamo. Evitiamo la formazione. Sfruttiamo.
Siamo sulla buona strada per avere un ottimo futuro da indigenti del terzo mondo dell'IT e l'India ci sta già decenni avanti. Non gli USA. L'India.

lunedì 15 ottobre 2007

La ricchezza delle aziende sta nelle persone

Prendo spunto da un fatto.
Oggi, una mia collega, Nicoletta, ha dato le dimissioni e, esonerata dal periodo di preavviso, ci ha lasciato. In 5 minuti.
Secondo me è una cosa che fa riflettere. Molto.
Tempo fa lavoravo per un grosso editore, un'azienda il cui motto era "tutti servono, nessuno è indispensabile".
Bene... Quell'editore è stato una "fucina di idee" che ha dato vita alla "rivoluzione" delle riviste di informatica in Italia. Ha aperto un mondo. Dalle sue redazioni sono passati i migliori (e qualche peggiore) giornalisti specializzati. Quelli innovativi. Quelli capaci di spiegare le cose anche alla più tecnofoba delle casalinghe.
Quell'editore non c'è più: è stato assorbito da un'altra azienda.
Il suo patrimonio di "menti" è andato sparso per il mondo, in luoghi di lavoro migliori, ad inseguire idee innovative che lì non poteva più sviluppare. Tanta gente, tanti amici, spari in giro. Chi non è riuscito a trovare altri posti sta ancora lì, nella società acquirente, in una palude di difficile sbocco.
Lì ho visto come era iniziato tutto ed ho visto la fine. Dall'esterno (perché io sono quasi sempre stato un esterno).
Oggi vedo la stessa cosa che si sta ripetendo qui, dove lavoro.
Le persone che valgono se ne vanno e l'azienda risulta essere, già oggi, un contenitore vuoto. Riempito solo da collaboratori, associati, stagisti.
Mi chiedo: quanto vale un'azienda così?
Secondo me è inutile e non vale nulla. Destinata a sparire al primo soffio di vento, questa azienda regala le sue ricchezze a chissàchi.
per questo, ogni volta che leggo la frase che dà il titolo a questo post, sorrido.
Aziende che considerano le persone, i loro lavoratori, come una ricchezza, ormai, sono proprio poche.

venerdì 12 ottobre 2007

Microsoft: il paese delle fate.

Provo sempre un certo senso di... Depressione e scoraggiamento, quando rientro da qualche "evento" promosso da Microsoft.
In quel paese felice, i team sono composti da tantissime persone: c'è il grafico che fa il grafico, il coder che fa il coder, il DBA che fa il DBA, il designer che fa il designer, il project manager che fa il project manager, l'architetto che fa l'architetto.
E' meraviglioso.
E poi il software... Tutti hanno sempre l'ultima versione di sistema operativo, con tutti gli ultimi aggiornamenti e le ultime versioni degli strumenti di sviluppo.
Per finire l'hardware... perché è normale che tutti i computer siano degli HP ultimo modello, che ce ne sia uno per Exchange, uno per SQL server, un controller di dominio e così via...
E i tempi di lavoro? Ad ogni nuova versione degli strumenti di sviluppo, il lavoro fatto si butta e si rifà da capo con le nuove funzioni. Senza contare la possibilità di prendersi tutte le certificazioni possibili prima di iniziare il lavoro e di seguire seminari, appropondimenti e così via.
Così, passo qualche ora in questo mondo di fiaba e mi dimentico della dura realtà.

In realtà, anche grandi aziende hanno spesso team di sviluppo composti da una o due persone, che si occupano di design, sviluppo, architettura, database... Se non, come nel mio caso, si impegnano anche per far funzionare i server, mettere pezze, aggiornare i sistemi, manutenere il dominio, cambiare l'architettura hardware, aggiornare gli antivirus, assistere gli utenti...
Insomma: ogni tanto, sto lì, in Microsoft, e penso che mi stanno prendendo per il culo.

lunedì 8 ottobre 2007

Secondo giorno da ricordare

Oggi è il 9 ottobre 1963.

Lo so che siamo nel 2007 ma, ogni anno, per me è come essere nel '63.
Io, nel '63 non c'ero. I miei manco si conoscevano.
Ma so tante cose su quel giorno perché è importante saperle. Tutti dovrebbero saperle.

Quel giorno lì, l'Italia, ebbe immediata visione di quanto funzionasse male il suo sistema dirigenziale, politico, finanziario ed economico.
Quel giorno lì, molti decenni prima di tangentopoli, l'Italia scoprì come il suo sistema fosse corrotto fin dalle radici e la gente comune scoprì quanto poco contavano le vite rispetto ai soldi.

Il 9 ottobre 1963, un pezzo del monte Toc decise di far visita ai piedi della montagna, lanciandosi nel lago che era stato formato dalla diga del Vajont.

Alle 22:39, 270.000.000 di metri cubi di roccia, terra e fango si staccarono dalla montagna e si buttarono nel lago sottostante, dopo i ripetuti inviti che gli invasi e gli svasi della diga gli stavano facendo da 4 anni.

Il tuffo provocò due onde da 25.000.000 metri cubi di acqua, fango e sassi. Una risalì il torrente Vajont, andando a ripulire la valle. L'altra superò la diga (ancora oggi quasi intatta) andando a cadere sulla tranquilla cittadina di Longarone.
Dopo averla spazzata via, si divise a sua volta, risalendo il fiume in parte e in parte ridiscendendolo, creando un'onda di piena alta diversi metri e spazzando via qualche altra abitazione lungo il cammino.

Per anni, la zona venne dichiarata militarizzata, i sopravvissuti vennero DEPORTATI in altri luoghi e molte inchieste che seguirono cercarono di depistare le indagini attribuendo la responsabilità alla natura, alla montagna.
Dopo al danno, la beffa. Atroce beffa di uno stato prima assente e poi preoccupato che si sapessero le sue responsabilità.

Per fortuna, altri giornalisti e studiosi riuscirono a far passare la verità su quella tragedia. Ci furono processi e le responsabilità vennero attribuite correttamente. Su chi sapeva e qualcuna anche su chi non poteva non sapere... Anche se i due maggiori responsabili erano, ormai, morti da tempo a causa della vecchiaia.
Alla fine, però, a pagare per la tragedia fu solo una persona e 2000 vittime vennero "risarcite" con un paio di anni di galera.

Eppure, non abbiamo imparato ancora nulla.

2000 vittime per avere un rispetto maggiore del territorio, delle leggi, delle gerarchie.
Per evitare che aziende irresponsabili come la SADE di allora potessero prendere il controllo delle nostre vite e sacrificarci sull'altare del profitto.

Sarebbe stato un prezzo... Ragionevole.

Invece, non abbiamo imparato nulla ed è solo fortuna che non sia successo più nulla di così immediatamente catastrofico. la sfiga, però, è dietro l'angolo, anche se i nostri "trafficoni" preferiscono non considerarla mai.

E' questo l'aspetto della tragedia del Vajont che mi affascina. Che mi fa stare lì.
Il vedere l'Opera suprema dell'Ingegneria, inutile davanti all'idiozia degli uomini che l'hanno concepita e costruita.

Primo giorno da ricordare

Il mese di ottobre è particolare.
Non solo perché c'è il mio compleanno (data, per altro, che considero di infima importanza).
E' particolare perchè ci sono 3 episodi importanti da ricordare tutti potrebbero essere riassunti così: "Come possono l'umana imperizia, il mancato controllo degli organi preposti, la volontà di produrre il lucro, l'incuria per le leggi, trasformare in tragedia un qualsiasi giorno delle nostre vite".

Il primo di questi episodi è del 2001.

L'8 ottobre 2001 c'era un sacco di nebbia a Milano. All'aeroporto di Linate le operazioni procedevano come al solito: nulla di eccezionale per l'autunno di un aeroporto che ha nella presenza di nebbia uno dei suoi principali biglietti da visita.
Un po' scosso dall'attentato al WTC del mese prima, l'aeroporto di Linate faceva il suo lavoro di tutti i giorni.
Alle 8 circa, un piccolo Cessna Citation stava rullando per portarsi in posizione di decollo, schedulato subito dopo la partenza di altri aerei ben più grandi. Contemporaneamente, un McDonnel Duglas MD-87 della Scandinavian Airlines stava decollando dalla pista.
A causa della nebbia, della presenza di un radar di terra spento, delle errate segnalazioni sulla pista, di superficialità da parte del personale di terra e dei piloti, il piccolo cessna, invece che impoccare la pista di rullaggio, finì su quella principale.
Il gigante MD-87 si scontrò con il cessna disintegrandolo e concluse la sua corsa di decollo schiantandosi contro un deposito bagagli in cui stavano lavorando 8 operatori.
4 di questi sopravvissero mentre gli altri 4 non ebbero scampo: l'MD-87 era carico di benzina e l'incendio che seguì tenne impegnate per ore le squadre di emergenza.
I 4 del Cessna furono i primi ad andarsene, senza scampo. A seguire, insieme ai 4 addetti, i 110 occupanti dell'aereo.
Ironia della sorte, grazie alla perfetta organizzazione, i mezzi di soccorso impiegarono oltre 8 minuti per arrivare sul luogo del disastro maggiore mentre i resti del cessna vennero rinvenuti con un ritardo di ben 26 minuti.
Al processo, le pene sono state piuttosto miti e, grazie al famoso indultino, a scontarle sono solo 2 imputati e con una durata di pena tale (1 anno e 4 mesi uno, 3 anni e 3 mesi l'altro) che nessun giudice può negare gli arresti domiciliari.
Così, come un'altra tragedia italiana di qualche anno fa, le vittime si seppelliscono 2 volte e i responsabili non pagano mai.
Poi si possono fare varie considerazioni sulla pena di morte che le major vorrebbero per chi scarica una canzone di Eros ramazzotti da Emule. ma meglio farle in altro post.
Oggi resta l'amarezza, che si sparge, come fuoco su un deposito bagagli di Linate.

venerdì 5 ottobre 2007

Il papa e la "legge naturale"

Leggo con interesse il richiamo fatto dal Papa al rispetto a una legge universale da parte di tutti gli uomini.
Sue parole testuali: "'Nessuna legge fatta dagli uomini puo' sovvertire la norma scritta dal Creatore, senza che la societa' sia colpita nella sua base'". E continua: "'storia dimostra che le maggioranze possono sbagliare [... la legge] 'naturale' puo' tutelare i diritti fondamentali dell'uomo".
Non credo di essere completamente d'accordo sulla cosa.
La legge del creatore si esplicita tranquillamente nella vasca che ho in giardino: il pesce grande mangia i piccoli. Sul piano umano significa che io sono grosso, picchio duro ed ho ragione.
Non mi sembra granchè come legge "naturale". la selezione, d'altronde, è quello...
Quanto alla maggioranza che può sbagliare... Finalmente, caro Papa, l'hai ammesso. L'Italia è piena di cattolici e, appunto, la maggioranza può sbagliare.
Quindi... Avete tempo: fate atto di penitenza e iniziate a ragionare con le vostre teste e non con l'ammasso "cattolico".

venerdì 21 settembre 2007

L'informatico certificato e laureato

In questo periodo di ricerca di lavoro mi trovo spesso a scontrarmi con mle richieste delle aziende di candidati esperti, laureati e certificati.
Ogni volta che vedo un annuncio del genere, mi fa tenerezza.
Sarà che sono quasi sempre stato chiamato a risolvere i problemi causati da questi "esperti, laureati e certificati", sarà che so che chi compila queste richieste, spesso NON sa di cosa sta parlando... Ma mi fanno tenerezza.
Io non sono laureato.
Per i miei gusti, all'università c'era troppa teoria e troppo poca pratica per potermi essere utile.
Così come non sono certificato.
Un corso di certificazione è costoso e, comunque, dopo 6 mesi è cambiato tutto e la tua certificazione non serve più... Quindi non amo sprecare i miei soldi e il mio tempo.
Però... A 8 anni ho iniziato a pasticciare con il PC e a creare utility. A 14 programmavo qualsiasi cosa mi servisse o servisse ad altri, incluse le famigerate "gestioni di DB".
Dopo 5 anni spesi per avere un diploma da perito informatico amministrativo in una scuola che mi ha dato tantissimo ma che non mi ha dato assolutamente nulla dal punto di vista informatico (a causa di professori di economia e commercio abilitati a insegnare informatica e che di informatica non sapevano nulla).
In quel periodo ho scoperto le telecomunicazioni e le BBS. Ho scoperto Internet prima del Web. Poi è nato il Web e mi son buttato sull'HTML. E sui siti dinamici. E ho approfondito la conoscenza di tutte queste cose... Includendo anche usability, brand management, gestione di server SQL, gestione di server Windows (da NT a 2003 R2)...
tutte cose complicate per dire che se mi date un computer a pezzi, io ve lo monto, ve lo installo, vi installo i servizi, li configuro e ci faccio pure il sito da mettere sopra. So come farlo arrivare ai motori di ricerca e come farlo trovare, come renderlo facile da navigare e vi ci faccio pure la manutenzione.
Quindi... Mi fanno tenerezza questi annunci di gente che, probabilmente, è in stato confusionale e non sa esattamente quello che cerca, lasciandosi "traviare" da un mucchio di paroloni. Tipo "usability". L'ho scritto sopra apposta. Io, di solito, la traduco in "il modo più semplice e immediato di far fare qualcosa a un sito".
Ho deciso che nella mia selezione di aziende, queste qui non ce le voglio. Parcheggiato dove sto, faccio pratica sui sistemi e ho comunque una posizione prestigiosa.
Quindi: inutile "tirare sul prezzo" o sulle competenze pensando che io voglio a tutti i costi il vostro lavoretto... Perché siete voi a dovermi convincere che il alvoro che mi offrite è realmente interessante.

giovedì 20 settembre 2007

Ricerca lavoro: l'azienda che non supera il colloquio...

Certamente, cercare lavoro è faticoso.
Molto.
Ormai credo di aver inviato il mio CV a chiunque... O quasi. Solo che in tanti vogliono sotto pagare la professionalità... Se devo guadagnare meno e sbattermi di più... Resto in questa gabbia di matti.
prima o poi, qualcuno avrà bisogno di uno come me. :)
Intanto... Faccio colloqui. A volte molto divertenti, come uno di ieri.
Arrivo in questa azienda e vedo ovunque dei mac. Ma belli belli!
Ok... E' un'azienda "editoriale". In pratica pubblicano un catalogo cartaceo di case in vendita/affitto. I loro clienti sono le agenzie. Vorrebbero andare sul Web perché il loro sito attuale fa... Uhm... Non mi viene un'espressione migliore di "Cagare".
Iniziamo il colloquio... E salta fuori che hanno un DB fatto con FileMaker. Che, per come ragiono io, NON è un DB. Poi, oltre a fare il sito, devo occuparmi anche della loro LAN, dei computer dell'azienda... Ok.
Poi salta fuori il discorso tecnico sui siti. Per me il colloquio si chiude quando sento dire al tipo due frasi:
1) "I siti devonoe ssere belli. Per il nostro voglio un po' di animazioni flash. Le funzioni... Quelle sono sempre uguali su tutti i siti di ricerca della casa."
2) "per essere primi nei motori di ricerca bisogna pagare e basta. Non ci sono altri modi."

Chiudo il colloquio amichevolmente. Sono vicini a casa ma non mi chiameranno mai: il tizio è impallidito al sentire il mio costo mensile lordo.
Però... Beh... Questi imprenditorucoli brianzoli che non capiscono un cazzo di Web e sono fissi sulla carta (ammazzando milioni di alberi), dovrebbero capire almeno le due risposte a queste due questioni.
Questione numero 1: i siti belli erano di moda qualche anno fa. Ora si sta affermando il concetto di multi-browser, di standard, di tableless, di siti leggeri, di siti funzionali. Avere un sito con la intro in flash da mezz'ora e 4 funzioni stupide (ma belle da vedere) è la garanzia per NON farlo visitare.
Questione numero 1 bis: se nessun altro sa inventarsi un modo diverso di cercare casa e lo vuoi fare uguale a quello di altri 500 siti sullo stesso tema... Perché uno dovrebbe venirti a visitare? perché un'agenzia dovrebbe buttar via i soldi con te? Ti faccio un esempio, ciccio: io cercavo una casa in Brianza, a cavallo tra le province di Milano e Lecco. E tutti i siti di case mi chiedevano, regolarmente, di indicare almeno la provincia. Ma se a me non frega un cazzo che la casa sia ad Camparada di Lesmo o che sia a Casatenovo? (2 Km di distanza, in 2 province diverse). Eccoti un'idea, lavoraci su.
Questione numero 2: spiega a Google che il suo motore di ricerca non serve a nulla, spiega ai suoi utenti che l'indicizzazione è solo una questione economica, spiega alle aziende che lavorano sulle keywords e sull'ottimizzazione delle pagine cercate che tutto quel lavoro non serve a nulla.
Amico mio, dammi retta. Resta sulla carta. Del Web non ci capisci un cazzo. Non buttare via i tuoi soldi e lascia fare quel lavoro alle aziende che investono e ci capiscono.
Mi spiace.
La tua azienda NON ha superato il colloquio. NON ti faremo sapere.

mercoledì 12 settembre 2007

Cercasi lavoro vicino...

Sono di nuovo in pista a cercare un lavoro.
Non che quello che ho non mi dia soddisfazioni o che abbia particolari problemi con la dirigenza.
Però... E' troppo lontano.
Sono un po' stufo di alzarmi alle 5 e 1/2 tutti i giorni, uscire alle 6, farmi 2 ore e passa di code per arrivare in Via Novara (Milano)... Lavorare fino alle 5 e 1/2 e tornare a casa. Arrivo verso le 7... a volte dopo.
Insomma: 13 ore fuori casa per lavorarne 8 mi sembrano un'esagerazione.
Vorrei un lavoro anche "minore" rispetto all'attuale ma più vicino... Così sto sparando curriculum in giro.
Vedremo...

Hanno menato Borghezio!!!

Apprendo con stupore che il noto parlamentare della Lega Nord Borghezio è stato arrestato e malmenato a Bruxelles in occasione di una protesta che era in corso contro l'islamizzazione dell'Europa.
Non entro nel merito della protesta, che lascia il tempo che trova.
Vorrei solo dire che... Beh... Avete mai sentito parlare Borghezio delle sue idee?
No?
E' uno spettacolo. Imperdibile. Meglio di Zelig Circus...
Tornando nel seminato... L'hanno pestato ed arrestato.
Era ora.

martedì 11 settembre 2007

Prete maledetto, creperai un giorno o l'altro...

E' una lunga vacanza da post... Ho troppo da fare, in questo periodo.
Però... Però, ieri, mi sono arrabbiato parecchio. E stamattina ho scoperto di essere "muto" davanti al caos.
Per capire questa cosa bisogna pensare a una mia giornata tipo e bisogna sapere che abito a Bernate di Arcore (MI), nei pressi della grande chiesa rotonda.
Bene... Ogni mattina mi alzo alle 5 e 1/2, parto da casa e vado al lavoro, in mezzo al caos cittadino.
Arrivo a casa tra le 6 e 1/2 e le 7 di sera... A volte alle 7 e 1/2.
Casa, in campagna... Dietro ho un sacco di prati e boschi. Zona residenziale... Che pace...

Pace 'sto cazzo.
Perché capita di avere un prete appassionato di musica... Che inizia a suonare le campane alle 7 e 1/2, si interrompe dopo 14 minuti. Poi 1 minuto di pace, dopo batte le ore e i quarti, poi 1 altro minuto di pace, poi altri 12 minuti di scampanate. Dopo? Beh, dopo suona le ore (8 tocchi). Poi un'altra piccola pausa ed altri 10 minuti di scampanate. Poi c'è il primo quarto (quindi 8 tocchi e 1 tocchino). Poi altri 10 minuti di scampanate... E tira avanti fino alle 9.
A nulla è valsa la protesta della mia vicina che ha chiesto un minimo di pietà.
La legge... Ci si può pulire il culo: i tempi di attesa per veder taciute almeno le scampanate più lunghe si misurano in anni.
Allora...
Beh, allora io ho alcune speranze:
- Che un politico si trasferisca vicino a casa mia. Sono convinto che, miracolosamente, le campane verranno tacitate. Forse è per quello che dall'altra parte di Arcore, dove abita LUI, c'è un bellissimo silenzio?
- Che, finalmente, qualche musulmano integralista invada la zona. Il campanile non durerà a lungo.
- Che ci sia un terremoto... I primi ad andare giù sono i campanili...
- Che il prete crepi. Si... Non che si trasferisca. Deve morire assordato dalle sue fottute campane.
Perché sono espressione di fede, richiamo del popolo cristiano... Ma anche un gran giramento di coglioni per chi ci abita vicino e si sente rintronare PER ORE alla sera, quando vorrebbe riposare.
Un giorno creperai... E io verrò al tuo funerale con una bottiglia di champagne. E, dopo tutto il tuo far casino, finalmente, farò io un semplice, piccolo, botto.

martedì 17 luglio 2007

Oggi...

È il 17 luglio.
S. Alessio.
3 anni fa, a metà di un pomeriggio di sole, nell'ospedale di Carate Brianza, se ne andava una grossa fetta del mio mondo.
Grazie di tutto Togn.

mercoledì 11 luglio 2007

Non capisco il Sanfermin

Sarà che sono un italiota qualsiasi ma Sanfermin non lo capisco proprio.
Per chi non sapesse cos'è, c'è un sito ufficiale: http://www.sanfermin.com/.
Per quello che ho capito ci sono alcuni appuntamenti ben precisi e importanti nei giorni di festa:
- El Txupinazo (La cerimonia di inizio)
- Un Encierro alle 8 di mattina tutti i giorni (la corsa dietro e davanti ai tori)
- Una corrida alle 18:30 tutti i giorni (con i tori partecipanti all'Encierro)
- Una processione
- Il Pobre de Mì (la cerimonia di chiusura)
Bene... In Italia, questa roba vedrebbe certo motivo di festa nei luoghi usati per ogni appuntamento.
Ma dalla festa generale eppur localizzata nostrana al coinvolgimento di tutta una città, ne passa moltissimo.
Penso al Txupinazo: siamo andati con amici di Bebe in una piazza (che a detta loro era "tranquilla" e adatta a bimbi inferiori a 1 anno di età come la nostra Anahi e il loro Isan). Siamo stati lì in piedi con migliaia di altre persone in attesa della proclamazione dell'inizio della festa...
Alla proclamazione, via allo stappare bottiglie e al bere. Con una marea di gente che festeggia.
Ok... Un po' come il nostro capodanno. Solo che era da poco passato mezzogiorno del 6 luglio.
Poi, noi, a capodanno, dopo 2 ore, andiamo a dormire, tranne che pochi casi di gente che fa festa, magari in case private.
Lì no.
Lì si va avanti 24 ore su 24 fino al 14 luglio.
Alle 3 del pomeriggio del 6 luglio c'erano già gli ubriachi stesi a terra o negli angoli, a vomitare il vino di pessima qualità bevuto poco prima con i calzini dell'anno scorso e il panettone dell'anno prima. E poi una serie spaventosa di giovani che si tiravano uova, farina, vino... Mancava solo di metterli in forno...
E cosa te ne fai di una bottiglia di vino vuota, se i cestini si sono subito riempiti? La poggi per terra...
Così cade e la folla (nella piazza principale c'erano fino a 5 persone per metro quadro) le schiaccia e le rompe. Così, le vie della tranquilla e bellissima Pamplona, ordinata e pulitissima fino a 2 ore prima, si riempiono. Di vetri rotti, di cartacce, di rifiuti vari, di vomito... E poi di piscio e di merda.
E, di notte, mentre i festeggiamenti continuano, gli addetti alle pulizie iniziano subito a cercare di riprendere in mano la situazione. Con conseguenze ridicole: la strada, tornata uno specchio, non resta tale che per poche ore. Spesso per pochi minuti.
Insomma... Va bene, è Sanfermin, c'è da far festa.
Ma io non la capisco molto.
Non c'entrano molto nemmeno i vari "appuntamenti" perché su migliaia e migliaia di persone, ben poche possono anche solo sperare di vederne uno: sono troppi. Ancora meno possono pensare di correre l'Encierro.
La maggioranza sta lì, nelle vie, a bere, cantare e a "festeggiare".
Ma mi chiedo... Bisogna per forza aspettare Sanfermin?
Questi qui potrebbero stare in una via qualsiasi, di qualsiasi città del mondo (o anche a casa loro) e fare lo stesso.
Inutile... Le feste non mi hanno mai coinvolto molto e io sono troppo insensibile per capirci qualcosa del Sanfermin.
La prossima volta... Pamplona la visiterò lontano dal Sanfermin.
Con tutto quel verde, sarà uno spettacolo primaverile.
Con il suo clima "strano", sarà bellissima sotto la neve, d'inverno.

2500 euro per ogni bambino spagnolo

Il 4 luglio, il primo ministro spagnolo Zapatero ha promesso 2500 euro di sostegno alle famiglie per ogni bambino spagnolo al di sotto dei 3 anni, indipendentemente dal reddito.
Zapatero è un pazzo furbo e intelligente.
Un pazzo perché 2500 euro sono una bella cifra, specialmente se moltiplicata per tutti i bambini di Spagna.
Un furbo perché i sostegni alel famiglie che il governo spagnolo ha dato negli anni passati "coprono" circa la metà di quanto promesso. La cifra è sensazionale ma il miglioramento rispetto agli altri anni è inferiore.
Intelligente perché Zapatero sa benissimo che un paese senza figli non ha futuro. E, questo, è il nostro tasto dolente.
Zapatero sa benissimo che un bambino di oggi sarà un contribuente tra 20 anni. Lavorerà e produrrà. Alzerà il PIL. Pagherà le tasse. Servirà a mantenere i suoi genitori.
Ecco... Zapatero sa che quei 2500 euro di oggi diventeranno una fortuna quando quel bambino inizierà a produrre. E più bambini ci sono oggi, tanto maggiori saranno i vantaggi futuri. Senza rischio di sovrappopolazione perché sa anche benissimo che il limitatore sociale del lavoro dei genitori bilancia già negativamente la nascita di nuovi spagnoli.
Quindi sta cercando di convincere gli spagnoli a non estinguersi.
Una scommessa. Una mossa da stratega in una battaglia disperata.
Un po' come capita da noi, no?
No.

La Spagna Civile

La Spagna mi ha sempre evocato sensazioni di "vicinanza".
Sarà perché noi italiani pensiamo che, vista la lingua simile e la sua posizione geografica, gli spagnoli siano nostri "cugini", insieme ai francesi. Questi ultimi troppo vicini per poter essere veramente "amici".
Spagna... Si, ricorda anche un paese certamente più "festaiolo" del nostro e ci lascia crogiolare nel pensiero che, nelle classifiche di qualsiasi cosa, siamo spesso accanto a questo paese. In fondo, la Spagna è il sud Europa: sono terroni d'Europa proprio come noi. Hanno i nostri stessi problemi.
I miei ricordi legati alla Spagna risalgono a un viaggio di una settimana a Ibiza, fatto diversi anni fa. Che questo non evochi alcuna discoteca: non le ho mai amate.
Ricordo questa isola di gente moderatamente festaiola, semi desertica, con qualche piccolo villaggio nella zona interna, un mare abbastanza pulito, una città, Eivissa (credo), piena di gente e di negozi aperti fino a notte fonda.
Con questo spirito sono tornato in Spagna. Stavolta a Pamplona.
Beh... Non c'entrava nulla.
Anche Pamplona sorge in una zona discretamente desertica ma è nel nord della Spagna, appena sotto i pirenei. La prima cosa che mi ha colpito è che la città, come tutta la sua regione, è bilingue. Ogni cartello ha la sua bella scritta in Spagnolo (anzi: in Castigliano) e in Euskara: il basco.
La città è pulita, fino all'ossessione. Ordinata e bellissima, Pamplona ha un centro storico molto caratteristico che ricorda alcune nostre cittadine con la differenza che tutto sembra decisamente in condizioni migliori. Una serie di parchi circondano il centro e lo dividono dalle zone nuove, preservando le antiche mura, che tanto fecero dannare i francesi.
Questa città dall'aspetto civile vive un contrasto insanabile e sotterraneo, tuttavia ben conosciuto da tutti: il terrorismo. Con il termine della tregua sancito dalle milizie basche, lo spettro del terrorismo è tornato prepotente in questa tranquilla città. Parlarne con gli abitanti, poi, è considerato scortese perché accende le passioni indipendentiste.
Eppure... Al di là delle profonde modifiche alla vita cittadina imposte dal Sanfermin, era impossibile non notare la massiccia presenza di polizia comunale, regionale, della guardia civile, dei controlli a tappeto. Sovra dimensionati per qualsiasi tipo di festa.
E poi... C'era ordine. Non ho visto parchi con spazzatura vecchia di anni. Non ho visto panchine divelte. Ho visto giochi dei bimbi sparsi per tutta la città. E i bagni pubblici. Tanti e fissi. Non solo quelli sistemati per il Sanfermin ma anche molti altri, collocati in punti strategici e disponibili 365 giorni l'anno. E girare con il passeggino è stato veramente una passeggiata: marciapiedi sgombri, passaggi pedonali senza pali della luce o cestini che li bloccano, controlli severissimi per le auto in divieto, parcheggi (a pagamento) sparsi per tutta la città e di enorme capienza, strade in ciottoli in cui i rattoppi non si vedevano... Persino sistemi di passaggio degli scoli fognari, fatti apposta per i passeggini e le carrozzine. Insomma: nulla a che vedere con gli slalom a cui è costretto il passeggino di Anahi' in Italia.
Senza contare la cortesia... Perché era normale che la presenza di un pedone sulle striscie fermasse il traffico. Anche nelle ore di punta. Senza auto che occupavano il passaggio. Senza bisogno di chiedere o di protestare.

La civiltà non c'entra con la cultura. E non si vede dalle grandi biblioteche, dalle infrastrutture. Non è un caso che gli europei considerino gli americani come un popolo poco civile. La civiltà si vede dalle piccole cose di tutti i giorni. Mi spiace per noi ma Pamplona dimostra di essere avanti anni luce rispetto a quello che vedo qui. Anche nei nostri più bei centri storici.

No, gli spagnoli non sono nostri cugini. La verità è che, forse, vorremmo assomigliargli un po'.

martedì 10 luglio 2007

Iberia: viaggi del terzo mondo...

Sono tornato dalle vacanze. Bellissime e rilassanti. A Pamplona (Spagna), a cui dedicherò un altro post.
Quello che mi interessa segnalare, però, non sono le vacanze in se ma il viaggio. Sia di andata che di ritorno.
La premessa è che io e mia moglie abbiamo pagato oltre 400 euro a testa per un volo da Milano Malpensa a Madrid e da Madrid a Pamplona e ritorno. Con Iberia.
Io, onestamente, pensavo che Iberia fosse una buona linea aerea.
Pensavo.
Ora non più.
Arriviamo a Malpensa, imbarchiamo le valigie e teniamo con noi il passeggino di Anahi. Una procedura normale e corretta: i passeggini vengono consegnati all'ingresso nell'aereo e vengono fatti trovare alla discesa. Sono considerati bagaglio a mano ingombrante. Quindi non vanno con le valigie e non stanno in cabina: il personale dell'aereo si cura di tenerli durante il volo.
I bimbi piccoli, come Anahi, stanno in braccio durante tutto il volo, assicurati con una prolunga della cintura di sicurezza.
Bene... All'imbarcoi la prima sorpresa: mentre su KLM venivano imbarcati prima i clienti business e le famiglie e poi gli altri (perché le famiglie, per la questione passeggini, hanno più sbattimento prima di potersi sedere), con Iberia si va in massa, tutti insieme.
Consegniamo il passeggino e chiediamo per ben 3 volte la cintura per Anahi. Alla fine la otteniamo. Seconda sorpresa: sui voli Iberia, se non paghi, non ti danno nemmneo un bicchiere di acqua. E vendono dei tramezzini stantii "fast and good" che fanno pagare a peso d'oro.
CI facciamo il nostro volo e arriviamo a Madrid 1 ora prima della partenza del volo successivo. Scendiamo dall'aereo e, sorpresa, il passeggino non c'è. Ne il nostro, ne quello di un'altra coppia.
Ci fanno aspettare mezz'ora fuori dall'aereo perché devono "indagare" e, alla fine, ci dicono che il passeggino è stato mandato insieme alle valigie degli altri viaggiatori e che forse (forse) lo troveremo a Pamplona. Protestiamo ma nessuno ci dà retta. Il tempo rimasto è appena sufficiente per passare dal terminal di arrivo al terminal del volo successivo... E via di corsa, con la bimba in braccio.
Volo per Pamplona, stessa storia: non danno nulla se non a pagamento e ottenere una cintuira per Anahi richiede una certa insistenza.
Arriviamo a Pamplona... E del passeggino nessuna traccia. Protestiamo e veniamo diretti a un ufficio in aeroporto che si occupa dei bagagli smarriti.
Altra sorpresa: insieme a noi c'è quasi la metà dei viaggiatori del volo. Chi non ha ricevuto una delle tante valigie, chi non ha ricuvuto la sua unica valigia, chi non ha ricevuto nessuna delle tante valigie. Per tutti la risposta è quella di "aver fede", che "verranno ricontattati".
Era sabato sera e ci rassegnamo a tenerci la bimba in braccio fino a lunedì mattina.
Nel frattempo nessuna notizia dall'aeroporto, malgrado continue telefonate, proteste tramite il sito di Iberia e via dicendo. Lunedì compriamo un nuovo passeggino, decisamente più scrauso di quello andato perso.
Lunedì sera veniamo ricontattati e ci dicono che il passeggino è in aeroporto e che hanno provato a telefonarci tutto il giorno (falso: noi abbiamo telefonato in continuazione, ogni ora, e non c'erano mai novità).
Situazione risolta? Si... Tranne che, al ritorno, decidiamo di imbarcare entrambi i passeggini come valige. Pensando che, almeno uno, possa arrivare.
Arriviamo a Malpensa... Sorpresa!
I bagagli escono, le valigie ci sono...
E NESSUNO dei due passeggini arriva!
Però... Stavolta eravamo in Italia. Quindi non dovevo affidarmi alle traduzioni in spagnolo di Hebe. Potevo smadonnare e minacciare io.
Bene... Ovviamente, la hall per il ritiro dei bagagli vedeva una coda chilometrica ai banchi dei bagagli smarriti. E nessun altro operatore.
Però... Alla fine mi sono appostato fuori dalle porte dove venivano gettati in mezzo alla hall i bagagli fuori misura. (Si, gettati. Lì in mezzo. Senza riguardi particolari.)
Il primo operatore che è uscito si è visto un omino da oltre 110 Kg e quasi due metri che, con fare piuttosto nervoso, lo minacciava di spezzargli le braccine e le zampette se non avesse trovato e consegnato due passeggini.
L'ho mandato a cercarli... Intrattenendomi con il suo collega alla porta. COllega che guardava nervosamente se stesse arrivando l'altro, visto che non poteva rientrare e non sarebbe rientrato se non avessi riavuto i miei passeggini.
Bene... I passeggini sono stati riconsegnati in 5 minuti cronometrati.
Con questo viaggio ho capito alcune cose...
1) MAI più con Iberia. E' una compagnia da terzo mondo. Con servizi scarsissimi e un'attenzione al cliente pressochè nulla.
2) MAI più voli con i passeggini. Viaggeremo senza e ne compreremo uno "usa e getta" in loco.
3) MAI più voli in aereo per vacanze europee. In macchina ci si mette poco di più ma è anche meno stancante, meno stressante e, sopratutto, è quasi impossibile perdersi i "pezzi".
4) Conta più una minaccia fisica a un povero cristo di addetto che un modulo di protesta.

Insomma... Ho imparato che avere senso civico quando si viaggia è completamente inutile.
E, comunque, ribadisco quello che ho detto alla tipa che NON mi ascoltava del banco informazioni Iberia a Madrid: Fuck Iberia.