martedì 22 aprile 2008

Occhio! Phishing non segnalato!

Mi è arrivato un messaggio che sembra provenire dal credito Valtellinese:

------------------------------------

Hai 1 nuovo messaggio di avviso

Si prega di accesso al tuo Gruppo Bancario Credito Valtellinese conto
e visitare la sezione Message Center al fine di leggere il messaggio.

Clicca qui per effettuare il login

© 2008 Gruppo Bancario Credito Valtellinese. All rights reserved
------------------------------------

Ovviamente, cliccando sul link si viene rediretti a una pagina IDENTICA a quella di login dell'home banking del Credito Valtellinese.
Nella realtà, basta dare un'occhiata alla barra dei link del browser per vedere che il collegamento (in chiaro) è: http://65-97-153-18.ftl.fdn.com/www.crevali.it/index.htm

Un primo esame porta direttamente a Boca Raton, città della Florida nei pressi di Miami, sulla rete di un provider chiamato NuVox (www.fdn.com).
Il tracert si ferma all'IP 65.97.153.17... Un address precedente a quello di destinazione. Suppongo che la destinazione sia dietro un firewall.
Vabbè... Instanto io segnalo.
Se vi compare questa pagina e siete disattenti... Beh, lasciate stare l'Home Banking. Fa tanto figo ma può farvi anche tanto poveri.

mercoledì 16 aprile 2008

Adesso vengo lì e ti faccio un culo così...

Ritengo che i malviventi non siano privi di etica, contrariamente a qualche benpensante o a qualche dirigente di azienda che conosco.
Un'etica ce l'hanno.
In particolare hanno un'etica verso due categorie di persone: le donne incinte e i bambini.
Così, dall'altra parte della barricata, sono pienamente convinto che qualcuno di questi signori potrà fare quello che non posso fare io.
Fortunatamente per te, il mio attuale compito non è torturarti a morte... Perché io, da bravo appassionato di storia, di torture ne conosco qualcuna. Purtroppo non posso che contenermi e posso solo fare il tecnico.
Così, da tecnico, il mio compenso è quello di analizzare il tuo PC e la tua storage, identificare i flussi di dati, consultare i log dei provider, decifrare tutto quello che riesco... E inchiodarti.
Faccio un lavoro che dà soddisfazioni... Questa me la tolgo lavorando gratis.
Gran pezzo di merda, l'intera tua vita digitale verrà a galla.
Sei fottuto.

lunedì 7 aprile 2008

Il mio voto è in vendita

Immaginiamoci un'assemblea di azionisti di una società (chiamiamola "Canistracci Oil") che versa in condizioni terrificanti: un debito mostruoso, una produttività decisamente più bassa di quella dei concorrenti, una forza lavoro scontenta che minaccia continuamente ritorsioni, attrezzature vetuste...
Ecco: quale sarebbe il primo punto all'ordine del giorno?
Naturalmente il rinnovo totale dei dirigenti e la loro sostituzione con altri, più capaci.
E come si potrebbero definire questi "capaci"?
Un dirigente capace sarebbe uno che si mette lì e propone di rinnovare le attrezzature, migliorare le condizioni di lavoro, aumentare gli investimenti ed erodere il debito.
Invece no... Perché tra i candidati non ce n'è UNO che proponga cose simili.
Le proposte dei candidati disponibili riguardano roba collaterale ai problemi seri: migliorare le condizioni di riposo in sala caffè, eliminare le gettoniere delle macchine distributrici e offrire tutto gratis, cambiare le scrivanie e il tappetino di ingresso e così via.
Chi dovrebbe scegliere il consiglio di amministrazione?
Magari potrebbe scomporsi per qualche istante e mandarli tutti affanculo. O no?

Ecco... Se sostituiamo la Canistracci Oil con l'Italia e pensiamo agli amministratori come i nostri candidati premier... Otteniamo la stessa situazione.
Signori: siamo in un momento grave che in futuro verrà paragonato alla crisi del '29, non si intravedono vie d'uscita per paesi dall'economia più solida del nostro. E voi proponete cure omeopatiche contro il cancro?
Volete rilanciare i consumi? Bene... Dare 10 euro di ritenute in meno a tutti i lavoratori non vi servirà. Vi sarebbe bastato 5 anni fa... Ma ora è tardi. Diminuite la pressione fiscale di un 20% e vedrete l'economia volare, i posti di lavoro aumentare ed entrerete in una spirale crescente di benessere.
Il debito è troppo alto? Pensate che aumentare le pensioni minime lo farà diminuire?
E le tasse? Pensate di ridurre un debito accumulato in 50 anni di sperperi spremendo i lavoratori attuali come limoni?
Perché non vendete un po' di roba demaniale? Sapete quanto potreste guadagnare vendendo le migliaia e migliaia di palazzi di proprietà del demanio? E le spiaggie? E i terreni? Le ex-caserme?
Perché non iniziate a far sparire un po' di enti inutili che assorbono risorse senza dare nulla in cambio? Sapete che stiamo ancora pagando alcuni enti risalenti alla monarchia?
Perché non fate un conto di quanti soldi date alle aziende che "vivono di perdite" e non glieli presentate quando guadagnano?
Ecco... Un po' di idee ci sono...
Che c'entra con la vendita?
C'entra, c'entra...
Al momento, non potendo discriminare nella giungla di minchiate che questi signori tirano in piedi ogni giorno, ho deciso di non andare a votare. Voterò solo e soltanto se uno di questi candidati si presenterà e mi dirà una roba tipo: "Non intendo regalare soldi a nessuno, voglio far produrre questa azienda, ti abbasserò le tasse di 1 punto percentuale".
Ecco... vendo il mio voto per ALMENO 1 punto percentuale.

venerdì 4 aprile 2008

La pagina voltata...

Ho finalmente trovato un attimo di tempo per tornare qui, nella mia valvola di sfogo.
Beh... Che dire? E' stato un periodo un po' intenso e, finalmente, ho cambiato lavoro.
L'ho cambiato per le conseguenze varie riflessioni tra cui c'è anche quella morale: mi sono stancato di lavorare in una società dove c'è un padrone che sfrutta il lavoro delle persone e si intasca soldi dalla comunità.
Così... Si. Io sono fortunato. Perché so che dovrò sbattermi come un dannato dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina ma, finalmente, sono in una società dove ho un sacco di cose da imparare e dove quello che so viene sfruttato ai massimi livelli.
Non so come andrà ma, di certo, la mia professionalità ne guadagnerà molto. Moltissimo.

martedì 18 marzo 2008

Come ti frego l'inflazione

L'inflazione, in sensop economico, indica l'aumento di valore dei beni ed è legata alla quantità di denaro circolante. maggiore è il denaro in circolazione e maggiore è l'inflazione.
Da questo punto di vista, il denaro viene trattato come un bene qualsiasi: più ce n'è disponibile, meno vale a confronto di altri beni.
Per passare alla pratica... Se l'anno scorso pagavo 1 euro un cappuccio e oggi pago 1 e 10, l'inflazione è stata del 10%. Il mio denaro vale il 10% in meno. Il che si traduce, per esempio, che nel baratto l'inflazione misurata correntemente NON c'entra. C'entra l'inflazione degli oggetti ma non quella del denaro. Se prima pagavo un cappuccio con 1 uovo, adesso (a meno di una svalutazione delle uova, quindi di una diminuzione del loro prezzo) continuerò a pagarlo 1 uovo.
Come è facilmente intuibile, l'inflazione varia moltissimi sia a seconda del bene che a seconda della locazione geografica e la sua percezione varia persino in base al prezzo iniziale.
Per esempio...
Posso avere un bar dove il cappuccio non costava 1 euro ma costava 95 centesimi. Con una inflazione del 10%, adesso costa 1 euro e 4,5 centesimi. Stessa inflazione del bar dove costava 1 euro ma ben 5,5 centesimi in meno. Allora, il proprietario del primo bar decide di aumentare il cappuccio di soli 6 centesimi e succede il patatrack... Il suo prezzo passa da 1 euro a 1,06 e l'inflazione è del solo 6% contro il 10% del proprietario del secondo bar dove il cappuccio costa comunque 0,5 centesimi meno.
Insomma... le cose iniziano a complicarsi.
Se, poi, ci serve calcolare un indice unico di inflazione, è il disastro.
Pensiamo di cambiare macchina ogni anno e di prendere un caffè ogni giorno. la macchina costa 10.000 euro e il caffè 1 euro. Con una inflazione al 10%, la macchina costa 11.000 euro e il caffè 1,1 euro. L'anno scorso avremmo speso 10365 euro. In teoria, quest'anno spenderemmo 11.401,5 euro.
Il problema si ha quando non c'è un valore dell'inflazione ma va calcolato... pensiamo di aver avuto una inflazione del 10% sul caffè e del 3% sulle auto. Avremmo speso 10300 euro di auto e 401,4 euro di caffè. Se dobbiamo avere un indice unico di inflazione, la procedura corretta sarebbe mettere in relazione le spese complessive dell'anno scorso e quella di quest'anno.
Facendo le dovute proporzioni, scopriremmo che l'inflazione vera che ci riguarda è del 3,25% circa (se non ho sbagliato i calcoli... Controlla anche tu!)
Capiamo quindi, subito, che l'indice dell'inflazione dipende dalla vita di ognuno... Perché uno potrebbe comprare l'auto ogni 2 anni e un altro prendere un caffè i giorni pari e un cappuccio i giorni dispari.
Alla fine, però, bisogna ottenere un indice nazionale di inflazione... Operazione molto complessa che viene fatta dall'ISTAT. Questo indice, a livello teorico, dovrebbe considerare le variazioni dei prezzi di tutti i prodotti venduti da chiunque su tutto il territorio nazionale, giorno per giorno (per controllare anche aumenti "spot" che rientrano da un anno all'altro). Un compito abnorme per chiunque.
Nella realtà si semplificano le cose... Il che significa che non si considerano tutti i punti vendita ma solo alcuni. E non si considerano tutti i beni ma solo quelli "generici". Così come non si considerano tutti i giorni ma solo alcuni a "campione".
Il risultato?
Che l'indice di inflazione non può essere manipolato nelle sue operazioni di base ma può esserlo scegliendo i dati più opportuni.
Pensiamo al pane... Che tipo di pane devo considerare per calcolare l'inflazione generica e nazionale sul pane? La michetta lombarda? Oppure i "filoni" diffusi in altre regioni? O il pane lavorato? O i bocconcini francesi?
Questo problema, apparentemente marginale, è definito "problema del paniere" perché i prodotti scelti vanno a formare un "paniere" su cui vengono fatti i calcoli. ogni prodotto, poi, ha un "peso" diverso nel paniere che dovrebbe essere scelto in base al consumo o alla necessità di quel prodotto per la MEDIA delle persone. Tipo: un aumento nei costi delle auto dovrebbe avere una incidenza minore dell'aumento del costo del pane, visto che è più frequente comprare il pane che non un'auto.
Così... Ecco come mai l'inflazione percepita è diversa da quella che l'ISTAT ci dice che c'è ogni anno. Ed è per questo motivo che le percentuali di variazioni dettagliate e ristrette a campi specifici possono risultare sbalorditive. Se il prezzo dei carciofi raddoppia in 1 settimana, con un'inflazione del 100%, una volta collocato questo valore nel contesto generale, non incide più di tanto sull'indice finale.

martedì 4 marzo 2008

L'Esselunga etica? Ipocriti.

Su alcune pagine di quotidiani oggi in edicola campeggia una intera pagina che Esselunga ha acquistato per "difendersi" dalle accuse, che gli sono state mosse dai sindacati, di essere un'azienda senza etica, di sfruttare i lavoratori, di calpestare i diritti delle persone.
Il testo riporta una sintesi di quello che è accaduto con minacce di vario genere di ricorrere a vie legali per tutelare l'immagine aziendale e via di seguito. Una reazione sdegnata da parte di un'azienda che, nel suo sito, parla a lungo di valorizzazione delle risorse umane, di responsabilità sociale, di solidarietà...
Tutto perfetto. Nessuna balla. E' proprio vero: l'Esselunga è così.
C'è, però, un trucchetto che le aziende italiane "etiche" conoscono benissimo. Esselunga ma anche Vodafone (tanto per fare un altro nome) e altre ancora...
Il trucco consiste nel delegare la fornitura di alcuni (se non tutti) i servizi aziendali ad aziende terze: cooperative, altre aziende, consulenti. Si delega tutto a terzi che non hanno molti scrupoli e, soprattutto, che non hanno alcuna visibilità esterna da mantenere.
Così, questi terzi possono sfruttare i loro lavoratori senza che il marchio dell'azienda venga infangato da comportamenti al limite della legalità (per definirli in modo "soft").
Ovviamente, questi terzi lavorano quasi in esclusiva... Il "quasi" è messo lì per scaramanzia perché, in realtà, la stragrande maggioranza di queste aziende "carogne" può essere considerata operativamente una parte dell'azienda "bella ed etica".
Problemi di contratti?
Nessuno... Perché ci sono gli agganci nell'azienda principale. Controlli? Beh, si... Ma gli ispettori del lavoro sono sempre pochi, i dipendenti sono pochi anche quelli...
Insomma: è facile riempirsi la bocca di etica quando si delega a terzi la responsabilità di sfruttare i loro lavoratori.
Poi si rischia di "cadere dal pero" quando ci sono scioperi, manifestazioni... Quando l'opinione pubblica ti punta contro il dito dicendo che non sei etico.
Formalmente lo sei... Perché hai assunto e non pensi minimamente di sfruttare i tuoi 1000 impiegati e commessi. Ma se hai in azienda altri 2000 "consulenti" o "terzi prestatori d'opera" che vengono sfruttati... Formalmente sarai pure "pulito" ma praticamente sei una carogna come chi li sfrutta.
Anzi... Sei peggio. perché oltre che usare il lavoro di persone sfruttate non hai manco le palle di prendertene le responsabilità.
Anzi... Oltre che scaricare queste responsabilità hai pure il coraggio di dire che sei pulito...
Ipocriti, appunto.

lunedì 3 marzo 2008

Microsoft: all'IT non ci crediamo manco noi...

Sono stato alla presentazione di Windows 2008, SQL server 2008 e Viosual Studio 2008.
2 giorni di... beh, un sacco di cose.
Sono stati 2 bei giorni pieni di spunti, se si tralascia il piccolo dettaglio che la presentazione ufficiale è avvenuta quando, ormai, i èprodotti sono già conosciuti da qualsiasi sviluppatore che conti minimamente qualcosa: persino io ho in mano Windows Server 2008 da qualche tempo... E Visual Studio 2008 da un bel po'.
Le vere cose degne di nota, però, non riguardano tanto i contenuti tecnici o le demo ma altri aspetti della manifestazione.
Per prima cosa, il messaggio dato da Microsoft è che nell'informatica non ci credono manco loro. Tant'è che, dopo aver speso un mucchio di soldi per dotare ogni loro sviluppatore / partner / collegato / amico di una fantastica tesserina con chip RFID, la registrazione iniziale all'evento è stata totalmente manuale.
Intendo... propripo manuale: un lunghissimo bancone pieno di hostess con davanti il loro malloppino di fogli e un evidenziatore in mano. Uno faceva la coda, arrivava alla hostess assegnata alla sua lettera, diceva il nome e quella lo evidenziava... Consegnando il kit di documentazione.
Direi che è la miglior presentazione possibile per uno che vuol venderti sistemi di sviluppo rapidi, sistemi di cponsolidamento e trattamento dei dati... Insomma: una bella figura di merda, no?
Se tu che ci fai vedere queste meraviglie sei il primo che usa la carta... Vuol dire che non ci credi.
Un po' come andare dal concessionario FIAT, ascoltare per ore i pregi della Punto e vedere che il venditore ha in mano una Seat Ibiza...
Seconda cosa degna di nota: visto che novità tecniche ce ne sono pochine (siamo anni luce lontani dal passaggio da Windows NT a Windows 2000 che fece stupire i convenuti)... Pensiamo all'autocelebrazione.
Abbiamo budget ridicoli, veniamo trattati come delle merde in tutte le aziende... Ma siamo noi gli eroi. Siamo eroi e, quindi, applaudiamoci. Chiamiamo qui sul palco la solita figona di turno che ha prestato l'immagine al sito che abbiamo tirato in piedi per questa menata e facciamo un po' gli scemi... Che poi c'è il concerto e il buffet... perché di sostanza ne abbiamo poca e siamo abituati alla merda della TV... Quindi: facciamoci trascinare un po'.
Direi... Un target un po' fuori tiro rispetto a una platea di tecnici che stavano perdendo prezioso tempo lavorativo... Roba così si vede comodamente a casa, in TV. Forse è per quello che sempre meno persone guardano la TV.
Terzo punto degno di nota... Il pranzo del secondo giorno.
Mi son voluto risparmiare la sera del primo... Ma il pranzo del secondo giorno era inevitabile.
Così... Ho avuto l'occasione di poter partecipare alla distribuzione del "Lunch Box"... Che, in inglese, suona stranamente meglio di "cestino del pranzo", che dà l'idea di scampagnata.
Contenuto: 2 panini, 1 arancio, 1 bottiglia da 50 cl di acqua naturale e una merendina preconfezionata.
Lascio perdere quello che riguarda il menu in sè per constatare che, se dai un "lunch box", dovresti dare anche una cazzo di sedia su cui consumarlo. Invece... Beh, ci si adatta. L'IT italiana si adatta sempre... Quindi: per terra.
E poi... Il pranzo è quel che è... Ma, visto che l'IT è ricca, si è potuto assistere a scene penose di tecnici che cercavano di convincere i distributori ad avere più di 1 sacchetto...
Colgo questo spunto per indicare il quarto punto degno di nota...
Durante un coffe break (che fa più figo di dire: "durante una pausa caffè") mi son sentito un verme perché mi sono mangiato 2 briosch, ho bevuto 1 caffè e 1 bicchiere di succo d'arancia...
Poi ho visto gente che svuotava i vassoi... E mi è venuto da piangere. Ho pensato con commozione a queste povere cavallett... Ehm... Queste povere persone che si riempivano le tasche di cibo perché, a casa loro, non ne hanno. O hanno una moglie che non gli fa mangiare i dolci... E, perso in questa fantasia, mi sono immaginato persone che si rovesciavano nelle tasche il caffè, per berlo dopo. Mi sono immaginato persone che hanno rimpianto di aver lasciato a casa la borraccia... Potevano far incetta di succhi...
Insomma: tecnicamente sono stati 2 giorni interessanti... Da altri punti di vista, però, lo sono stati maggiormente.
Così concludo... Dicendo che anche MS è in crisi.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai hanno spostato 1 ora avanti il coffee break della mattina del secondo giorno e, di conseguenza, il pranzo... Evitando a tutti i costi di includere nell'"evento" una cena per il secondo giorno (che ci stava tutta).
La crisi, la crisi...

mercoledì 27 febbraio 2008

Priorità di lavoro...

... Non scrivo da un sacco... Eppure ne ho di roba da dire.
Solo che, a volte, il lavoro porta via troppo tempo.
A questo proposito, voglio segnarmi alcune cosucce sulle priorità di lavoro.
nel senso che ci sono alcune attività per le quali NON serve l'esperienza decennale di un sistemista esperto.
Tra queste:
- tenere un corso pagato da fondi europei a persone che non hanno alcuna conoscenza e vendute come sistemisti
- reimpaginare un testo in word
- spiegare a una scema di una sede remota che se un programma manda un avviso chiedendo di aprire un file o chiuderlo NON è un errore. Deve solo cliccare su "apri".
- spiegare al suo imbecille capo che se il browser ti chiede il tuo nome di accesso e la tua password NON devi mettere "administrator" ma il tuo nome e la tua password
- accompagnare OGNI DANNATO GIORNO un povero cristo in sala server per fargli cambiare la cassettina dei DAT di backup, controllando che non tocchi nient'altro
- spiegare a un "programmatore" come si aprono più caselle di posta di Exchange usando Outlook, visto che i diritti di accesso li ha già
- spiegare a un amministratore che NON serve che tutti gli utenti ci diano le loro password, visto che noi abbiamo la password di amministrazione del dominio

Insomma... Non ho scritto e sono stato molto impegnato da queste cose qui...
Non posso commentare... Scadrei nel più profondo pozzo dei bestemmiatori.

martedì 5 febbraio 2008

Narn i Chîn Húrin

Avevo già letto di Húrin nel leggere varie opere di Tolkien.

Ho sempre pensato che, insieme a poche altre storie, questa era una leggenda di una certa forza e di un certo spessore.

Così, mi sono interessato subito del libro... Che mi è stato regalato a Natale.

Unico neo è la "cura" del libro da parte del buon Christopher... Che, in genere, è visto dagli amanti degli scritti di suo padre come viene visto un elefante in un negozio di cristalli.

Beh, l'ho letto. Inizialmente dubbioso (perché la "cura" del figlio prevedeva inevitabilmente un pesante restyling e un forte lavoro di unione e conformazione), mi son dovuto ricredere.

Un drammone degno dei peggiori polpettoni, rivisto, però, in chiave fantasy e con qualche marcia in più.

Dentro c'è di tutto, inclusa una visione della vita del tutto diversa da quella offerta dal Signore Degli Anelli.

Mi è piaciuto.

Molto.

Adesso spero tanto che nessuno abbia l'idea di farci un film strappalacrime.

E, comunque... Sarebbe un vicolo cieco: non ammette, per ovvi motivi, alcun seguito.

venerdì 1 febbraio 2008

Aiutiamo i poveri del Perù!!! (3)

Finisco subito questa serie di considerazioni con l'unico punto veramente spinoso di tutta la faccenda: la volontà politica.
Queste due parole fanno un po' paura, eh?
Siamo abituati a pensare la politica come una serie di giochini che fanno i nostri "campioni" nazionali... E, con un'affermazione del genere, posso prendermi solo un "vaffa...".
Invece no... Perché la politica, in questo caso, consiste in cose piuttosto semplici. Se io, Europa, ho paura degli altri mercati e impongo un dazio sulle merci, è una questione politica.
Così pure se io, India, invece di pensare a costruire pozzi e creare un tessuto sociale, spendo i miei soldi per costruire, che so... Un 100 testate nucleari. (Ho detto a caso, come al solito...).
Oppure come se io, il signor Perù in persona, invece che facilitare le condizioni di vita dei minatori che mi cavano l'oro che vendo sui mercati internazionali (prima fonte di valuta straniera del paese), decido di creare un esercito moderno, armarlo, spendere milioni di dollari in equipaggiamenti...
Insomma: il discorso aiuti, al di là della "carità pelosa", di quella inutile (mandargli soldi o cibo) o di quella dannosa (si, c'è anche questa)... DEVE partire da basi politiche solide.
Quindi... Il problema è la pressione sociale, da ambo le parti.
Noi dobbiamo spingere sui nostri governi perché si occupino di problemi VERI. Non della prossima, fantastica, legge elettorale o del concedere o meno il parrucchiere personale ai deputati. Di porblemi reali nostri e altrui.
Loro devono spingere i loro governi a non occuparsi di accumuli di soldi e conti in banche svizzere ma dei problemi reali dei loro paesi.
Insomma... Per fare un mercato, servono scambi. Per fare scambi servono almeno 2 soggetti. E i due soggetti devono essere nelle condizioni necessarie per fare lo scambio e devono volerlo.
Il resto serve a molto poco... Se non a nulla.

Aiutiamo i poveri del Perù!!! (2)

Avete mai pensato che il cibo è raramente un problema?
Nel senso che, persino nel deserto, l'uomo sa dove trovare cibo per sopravvivere.
Allo stesso tempo, anche l'acqua non è un problema.
Con le tecnologie adatte, siamo in grado di avere acqua ovunque.
Il vero problema è la ricchezza.
Nel senso che, se non ho i soldi per comprare una trivella e una pompa, posso abitare sopra il più grande bacino di acqua del mondo ma morirò di sete. Così come, senza soldi per comprare qualche capo di bestiame iniziale, posso vivere in mezzo alla più bella delle praterie che potrò sfamarmi solo mangiando erba e radici. O fare la fame.
Tutta questione di soldi.
Così c'è la convinzione che la soluzione per aiutare i paesi del terzo e del quarto mondo sia quella di mandargli soldi. Oppure cibo.
In realtà è una soluzione "comoda" da usare per metterci il cuore in pace.
Una volta mi hanno detto che per sfamare uno, non gli devo regalare un pesce: devo insegnargli a pescare.
Non vedo perché, in grande, questa cosa debba essere diversa.
Invece di portargli acqua con le botti, potremmo regalargli una pompa e una trivella... Oppure potremmo insegnargli come si costruiscono pompe e trivelle. Perché, per quanto possiamo fare, è inutile regalargli 100 pompe e 100 trivelle: prima o poi si guasteranno oppure gliene serviranno 101.
L'istruzione è quello che serve, non soldi, non oggetti.
Istruzione e opportunità.
Faccio un esempio riguardante proprio il Perù... Da quello che ho visto io, il Perù abbonda di alcune cose: la polvere, l'argento, la lana di alpaca...
La polvere non è una ricchezza (se lo fosse, il perù sarebbe LA potenza mondiale).
L'argento, però, si... E lì, l'argento costa meno dell'acciaio. Gli artigiani lo lavorano da secoli in modo strepitoso. Ma il Perù non ha l'opportunità per arrivare in Europa.
Vogliamo fare i caritatevoli?
Apriamo il mercato a questa ricchezza, acquistando questo argento a prezzi "di mercato" europeo... E, con il ricavato, i "poveri peruviani" potranno acquistare i macchinari e il know-how che gli manca per "fare il salto".
E la lana di alpaca? Qui da noi, un cappellino fatto a macchina di lana di alpaca costa 40 euro. Pari a 176 Sol peruviani... Praticamente uno stipendio. Là, un cappellino fatto a mano costa 10-15 sol. Un BEL cappellino... Facciamo due conti e pensiamo cosa significherebbe lasciare entrare questi paesi nei nostri mercati. Noi vendiamo know-how, loro ci vendono prodotti che, da noi, hanno ormai costi assurdi.
Perché è il know-how che ha valore... La conoscenza. Non insegnamogli come pescare. Non diamogli da mangiare. Sono forti, hanno voglia di fare. Non diamogli da mangiare: insegnamogli come si costruisce una fabbrica di pompe e trivelle, insegnamogli cos'è un'economia di mercato... Il resto verrà da sè... Se ci saranno condizioni economico/politiche (nazionali e non) adatte.

Aiutiamo i poveri del Perù!!!

Settimana scorsa sono andato al Gigante di Villasanta (perché a quello di Usmate non mi vedono più) ed ho visto che fuori c'era l'"Operazione Mato Grosso" che raccoglieva cibo per i poveri del Perù.
La prima reazione è stata di sorriso per alcuni dei cibi che raccoglievano... perché io, in Perù, ci sono stato. A Lima e Cuzco ma anche nei dintorni.
Grazie alla provvida guida di un anziano signore carico di energia (il nonno di mia moglie) e a un camioncino, un po' di Perù al di fuori dei soliti giri turistici l'ho visto. Ho visto la sterminata baraccopoli che circonda l'area urbana di Lima, ho visto le divisioni in municipi della "città", ho visto tante persone e tante cose che qui da noi non si vedevano da anni... ma che stanno tornando molto più in piccolo.
Ed ho visto che alcune cose non mancano di certo.
Le nostre patate, per esempio, sono la brutta copia di quelle originali che arrivano... Indovinate da dove? E il pesce? Avete presente i filetti di sogliola? Quelle cose che, qui, si mangiano a confezioni perché ogni filetto pesa 55 grammi? Ecco... Dimenticateli. Ricordo con commozione una sogliola che ho mangiato laggiù (e, a quanto pare, nemmeno dlele più grandi) che occupava un piatto enorme, che ho faticato a finire e che sarà stata ben oltre il Kg. Magie dell'Oceano pacifico. E il riso? Sapete qual è il piatto principale dell'alimentazione peruviana? Ecco... Proprio il riso. Hanno un riso che sa di riso, che ha un sapore più forte del nostro "slavato". Mi immagino il peruviano che riceve una scatola di riso superfino arborio... A confronto del loro, è cibo per cani.
Per questi motivi mi son messo a ridere vedendo i cibi raccolti.
Da qui ho rpeso spunto per riprendere una serie di considerazioni sul perù e, più in generale, sul sistema di aiuti ai paesi bisognosi... ne parlo nel prossimo post.

giovedì 31 gennaio 2008

Alcune precisazioni...

"Si, ma quello che hai scritto si riferisce solo alla società dove lavori"

No, amico mio... Perché ora lavoro qui.
Ma di commerciali ne ho conosciuti un bel po'.
E' vero che un mix di razzismo, intolleranza, ottusità, nepotismo e sessismo del genere è particolarmente difficile da trovare.
E' vero anche che questo mix è del tutto ridicolo quando si ha a che fare con una realtà medio-grande delle aziende IT italiane.
E' ancora più sconcertante considerando che la sede della società è a Milano ma la prima succursale per dimensioni è a Napoli.

Ma questo è solo "l'esempio vicino e ultimo".
In realtà avevo già sentito discorsi simili, se non peggiori, in passato. Da parte di altri commerciali, di altre società che si "vantano" di lavorare nel mondo IT. Immancabilmente società di consulenza...
Proprio questo è il punto: la consulenza. Specialmente a lungo termine.
La visione industriale della consulenza, contrapposta alla visione "artigianale" proposta dai liberi professionisti, non può che dar vita a distorsioni del sistema e alla considerazione delle persone, lavoratori, come merci da scambiare e su cui decidere a cuor leggero.

Una parentesi: la collocazione di persone come consulenti presso moltissime società (vi farebbe paura sapere quali, ve lo garantisco), non avviene sulla base di gare o colloqui ma sulla base di amicizie tra commerciali e dirigenti / direttori / responsabili di dette società.

Unendo questo discorso a quelli che oggi vengono chiamati "contratti atipici" ma che un tempo si chiamavano sfruttamento e precariato... Ecco uscir fuori la magia di un mondo dove il gap tra chi ha gli agganci e chi non li ha è sempre più grande ed è sempre più pesante.

Chi ha poco, vede sempre più erodere la sua quota di indispensabile e, per ora, vie d'uscita non ce ne sono.

mercoledì 30 gennaio 2008

Società di consulenza: vendite al mercato...

Avere l'ufficio accanto alle stanze dei commerciali mi permette, a volte, di sentire (mio malgrado) delle vere e proprie perle telefoniche. Conversazioni che farebbero inorridire molte persone ma che sono (garantisco) del tutto normali per dei commerciali.
Tipo questa...
"Buongiorno, sono XYZ. Sto cercando il dottor ZXY... Ah, è lei? Mi scusi, ho qui davanti solo una scheda e non sapevo che fosse una donna... Vedo che lei è esperta di XXX, di ZZZ e di YYY... Si. Quando ha sostenuto il colloquio qui da noi? Ah, bene, bene. Senta, avremmo la possibilità di mandarla presso la società tal dei tali per un incarico importante. Consiste in... [omissis]".
Terminata la chiamata, il nostro brillante commerciale parla con il suo collega...
"Eccheccazzo, almeno potevano scriverlo che era una donna. Non si fa così! Adesso ce la mandiamo ma dio solo sa se è affidabile. Se fosse stato un uomo sarei stato più tranquillo... Mica che questa è una che nei giorni di ciclo è incazzosa... Dopo mi rovina i rapporti con XXZ..."
Subito dopo, il brillante commerciale chiama il suo contatto alla società tal dei tali...
"Ciao XZZY! Senti, ho visto la tua richiesta per una persona che sappia XXX, HHH, RRR e altre cose. Ho qui la persona giusta per te.... Sta finendo un progetto per la nostra società ed è libera tra poco. E' una donna ma se la caverà senz'altro... Si, si, guarda: la conosco da tanto tempo, è espertissima, è una risorsa fondamentale. Affidabile, si... Più che affidabile. Si, ha anche conoscenze di ZZZ e YYY. Si, si. Prendiamo appuntamento per settimana prossima che te la presento..."

Se conversazioni come questa fossero rare, potrei dire che si tratat di un caso. Invece... Invece no. Difficile farsi un'idea precisa di quante ne ascolto.
Questo, poi, mette in moto un meccanismo perverso...
Il commerciale vende la persona 1 alla società tal dei tali, spacciandola per esperta di alcune tecnologie e facendola pagare a peso d'oro. La persona 1, però, non è esperta di quelle tecnologie e viene pagata NON in base alla sua esperienza complessiva ma in base alla sua applicabilità a quel contesto. Quindi viene pagata poco. Ma accetta il lavoro perché di lavoro non ce n'è molto.
La società tal dei tali, però, ha richieste precise e chiede un certo livello di esperienza. Così, la persona 1, oltre che lavorare con molta fatica (si deve spacciare per esperta per non farsi lasciare a casa), deve studiarsi cose nuove fuori dall'orario d'ufficio e risulta sottopagata.
I risultati?
Progetti che fanno schifo (portati avanti da principianti) e un deciso guadagno di MINIMO il 100% da parte della società... E del commerciale, che lavora a percentuale.
In soldoni... La società tal dei tali paga 500-600 euro al giorno una risorsa inadatta che riceve, invece, 100 o 200 euro al giorno. Con un guadagno netto di circa 400 euro/giorno. 200 alla società e 200 al commerciale. Forse è per quello che in questa società i commerciali lavorano molto poco e hanno in mano dei Porsche Cayenne o delle BMW.
E se la risorsa si incazza? Se decide di lavorare per quantro viene pagata? Se il gap di competenze è troppo alto?
Tutte queste domande si risolvono in un altro frammento di conversazione, anche questo ascoltato di recente...
"... Cosa? Ma, guarda, non so cosa dirti, con noi è sempre stato affidabile. Non so cosa sia successo. Magari dei problemi personali... Lo sostituiamo subito, non ti preoccupare. Per rimediare ti faccio uno sconto del 20% sulla tariffa. Guarda, ti mando una nuova persona domani..."
E dopo, parlando con le risorse umane:
"... Non mandatemi gente cazzona, dai! Un minimo! Voglio gente adattabile. Qualcuno che ha bisogno di soldi e ha voglia di impegnarsi.... Questo qui... Sarà mica meridionale?. No, perché questi qui che vengono dal sud, non hanno voglia di lavorare..."

Tutto in regola, comunque. Fosse solo un commerciale che fa così... Invece devono averli selezionati per le loro idee così "progressiste". oppure, visto che queste conversazioni vengono ripetute da tutti i comemrciali che sento (inclusi i meridionali)... Forse ci deve essere un "plus" nei commerciali delle aziende di consulenza. Un "plus" che io non ho...
Certo... avere la morale un gradino sotto i pedofili e i politici può servire.
Forse serve anche avere una testa di cazzo.
Ma ci deve essere un "plus"... Quel mescolio di razzismo, di viscidezza, di falsità...
Inutile: non sarò mai un commerciale.

venerdì 25 gennaio 2008

Economia e finanza...

A volte mi chiedo cosa smuovono nelle teste delle persone comuni queste due parole.
Sembrano tanto distanti dalla vita di tutti i giorni...
In realtà, le cose sono molto semplici.
vado a comprare 1 Kg di pane, pago, i soldi vengono incassati dal panettiere che li userà per comprare il cibo per i suoi pesci. Il venditore di cibo per pesci userà quei soldi per comprare verdura. L'ortolano incasserà e ci pagherà la bolletta del gas...
Ecco: questa è ECONOMIA.
E la finanza?
La finanza è quando io non ho i soldi per comprare il pane oppure li ho ma non li voglio spendere. Così uso la carta di credito per comprare il mio Kg di pane. Ovviamente, oltre al pane, dovrò pagare anche gli interessi perché il panettiere non incassa subito i soldi (e l'intermediario deve avere la sua parte).
Questa qui è la finanza... Dove io che non ho soldi compro denaro promettendo di pagarne un po' di più quando lo restituirò.
Queste due cose, economia e finanza, ovviamente sono collegate in modo strettissimo. Quasi la stessa cosa, anche se ci fa comodo pensare che siano totalmente separate.
Perché se l'economia va male, la finanza non ha opportunità di funzionare. La gente non compra 1 Kg di pane con i suoi soldi perché non ne ha e non lo compra a credito perchè non sa quando potrà pagarlo. E' recessione.
Se la finanza va male... Stessa cosa. Perché si compra 1 Kg di pane solo se si hanno i soldi ma, così, il panettiere ha minori incassi e non riesce a farsi prestare i soldi che gli servono, per esempio, per comprare una macchina per impastare nuova. Oppure quel prestito gli costa di più.
Potremmo dire che, se spendiamo i soldi che abbiamo e basta, il fatto che la finanza vada male non ci tocca...
Solo che "finanza" è anche quando vogliamo comprare casa e apriamo un mutuo con la banca, quando paghiamo un debito a 100 euro al mese, quando compriamo un televisore a rate...
Così, se la finanza delle banche e dei mercati va male, anche la nostra finanza spicciola va male.
Non che sia un problema farsi prestare soldi... Semplicemente, questi soldi costano di più perché ci sono meno persone disposte a scucirli.
Quindi... La notizia vera di questi giorni NON è che il governo Prodi è caduto con uno show degno del sabato sera sulle nostre rovinose TV...
La notizia vera è che la finanza ha avuto il più grosso colpo negativo dalla crisi del 2001, che la fase di accentuata recessione americana è stata trasferita, con gioco di mano (e tassi di interesse) sui mercati europei, che le borse hanno bruciato MILIARDI di euro negli ultimi 6 mesi...
Così, tra qualche mese, quando non avremo i soldi per comprare il pane (come adesso) e non troveremo nessuno disposto a prestarceli a un interesse sopportabile, potremo prendercela con il governo... Che, invece di cadere nel silenzio come merita, ci ha distratto e non ci ha fatto rendere conto di quello che stava accadendo.
Intanto, i tassi di interesse dei mutui continuano a salire... E quella è finanza.

lunedì 21 gennaio 2008

Sono malato. Sto morendo.

Ti sei preso un coccolone?
No, no... Non ho nessuna malattia particolare. Un po' di tosse, influenza...
Quindi: che c'entra quel "sto morendo"?
C'entra... Perché c'entra in tutto.
Perché stai morendo anche tu.
L'altro giorno mi è capitata tra le mani una frase che mi ero annotato parecchio tempo fa e di cui, purtroppo, non avevo segnato l'autore che diceva una cosa tipo: "La vita è una malattia a trasmissione sessuale che conduce a morte certa".
No, no... Non sono triste, scazzato o che altro.
Solo che, grazie a una provvida influenza, ho avuto un po' di tempo per staccare un po' e riflettere sul fatto che il tempo passa proprio veloce.

mercoledì 9 gennaio 2008

Amici... (e 100)

Mi accusano che questo blog è pesante... Che alcuni post sono indigesti e l'intero blog non "trasuda" di personalità come altri... Non è un blog adatto a tutti.
Sono perfettamente d'accordo: non ho mai voluto fare un blog per parlare del cibo preferito dal cane, per spiegare nulla a nessuno, per mostrare alcunchè. Sto facendo questo blog come "valvola di sfogo" di una serie di pensieri e di idee che mi passano per la testa e, a volte, lo uso per commentare le cose come farei al bar...
Nel frattempo sono al centesimo post.
QUESTO è il centesimo post... Così ho deciso di dedicare questo post particolare agli amici. Che, per me, sono declinati nelle forme più varie. Allora li ricordo qui... Non è una classifica e non c'è un ordine preciso. Senza questa gentaglia, la mia vita sarebbe stata molto meno ricca. E io non sarei mai stato quello che sono. Grazie ragazzi. Vi romperò le palle a morte, ovviamente... :P
Come d'abitudine... I nomi non servono e chi è coinvolto SA che mi riferisco a lui... :D

Mi sei stato testimone di nozze ma, soprattutto, sei mio amico da lungo tempo. Mi conosci e sopporti i miei scazzi (da anni: record del mondo omologato), stai ad ascoltarmi anche quando darei fuoco al Vaticano intero, sopporti pazientemente quando ti "molliamo" la nanerottola e le dai retta come un baby sitter navigato. Una mente geniale, travestita saltuariamente da imbecille ma solo per schernirsi un po'... Se no, tutto sarebbe troppo serio. Rendi colorata ogni tua visita e sai che casa mia è casa tua. Non servono inviti. Ma se porti anche solo un dolcetto, te lo faccio ingoiare a forza perché, altrimenti, sembri un catering...

Sei una ragazza brillante, ben al di sopra la media, anche quando scazzi e sbrocchi. Si, rompi un po' con 'sto pupone... Ma è uno che non capisce con chi ha a che fare e avresti fatto meglio a sparargli anni fa. Ci avresti solo guadagnato. Conosciuta accidentalmente, ci sono ancora tante cose che non sappiamo di noi. Alcune ci vedono ai poli opposti del mondo ma ci sono anche tante cose in comune di cui chiacchierare. Hai una sensibilità unica e quella scorza che ti metti addosso, lo sai, non ti si adatta nemmeno un po'.

E' colpa tua. Tutto è colpa tua (stronzo :D). Mi hai salvato la vita una vita fa e quello che sono, gli amici che ho, li devo a te. Anche il mio lavoro (e quello di molti altri) è dovuto a te. Persino il mio matrimonio e mia figlia derivano da quella serata in cui, in mezzo alla nebbia, sono arrivato col motorino al tuo "santuario". Gli anni si sono accumulati come polvere e di cose insieme ne abbiamo fatte. Sei decisamente sparito dal mio matrimonio... Ma, si sa, tu non sei sposato... E la caccia è sempre aperta.

Non importa se sembriamo i Blues Brothers. I ricordi sono tanti... Le idee tantissime. Anche se, ogni tanto, viaggi a 1 metro da terra, sentirti o vederti mi consola. Abbiamo fatto un lungo viaggio insieme, siamo scesi un gradino per volta ma tu sei quello che, di continuo, mi faceva vedere che là sopra c'era un cielo aperto e senza nuvole. Ogni tanto si risale, ogni tanto ci si allontana... In molti momenti non so che avrei fatto senza di te. Ora siamo lontani... Interessi diversi, vite diverse. Ma io SO che ci sei e ci sarai sempre. Così come io ci sono e ci sarò. E' un patto antico, il nostro. Vecchio di secoli.

Tu sei un finto pessimista dichiarato. Si, perché il pessimista vero si rassegna. In te, invece, c'è una scintilla di speranza che non si arrivi mai al fondo totale. A volte sbagliando, a volte alimentandola con altra speranza, visto che le cose non vanno sempre tanto male. Hai una donna, una casa, un mondo verde attorno a te. Hai un passato lungo diverse epoche storiche, mondi minuscoli in cui ti avventuri. Mi prendi per il culo perché scrivo da dislessico (cilc)... Ma lo sai che ti voglio bene anche per questo e, proprio per questo, ogni volta che scrivo mi ricordo di te. E' tanto che non ci si vede ma non è un problema. Tu ci devi stare... Perché io ci sono. Quindi, amico oscuro, rompi pure le palle quando vuoi ma, il mondo, senza te sarebbe un po' più spoglio di com'è. Grazie per tutto quello che hai fatto per me.

Ok, ok... Hai fatto un gran casino. Ok, sono anni che non ci vediamo. Ok, ci siamo sentiti pochissimo. Hai un'altra vita, un'altra donna, un altro lavoro. quante partite avremo fatto su quel biliardo? Quanto cazzeggio? Quanta roba avremo scaricato e quanti progetti abbiamo fatto insieme? E quanti caffè? Ti devo moltissimo. Resti sempre il solito pirla... Ma non ti preoccupare. Lo resterò anche io.

Avevi un'approccio al mondo rivoluzionario. Avevi la vita che ti scorreva dentro e addosso, che spandevi tutto intorno a te. Avevi un modo di pensare alternativo, sapevi guardare dentro a chiunque, avevi un dono. Per diversi anni non ci siamo più visti ed ho saputo che sei stata gravemente malata. Tuttora lo sei. quella vita in cui vivevi, come un brodo, si è modificata e, ora, non serve più. Non sei più la donna indipendente che eri. Mi hai mostrato nuove vie, mi hai cambiato la vita, mi hai voluto bene come a un fratello. E io ero contento di avere una sorella, fino a quando il caso, alla fine, ci ha divisi. Idee diverse nate dalla stessa terra. Mi manchi ma non voglio rivederti. Per me sarai sempre quella che vuole smuovere il mondo intero. E, ogni tanto, ci riesce.

E poi... Un post non può essere infinito... Diciamo che gli amici che hanno influito maggiormente sulla mia vita sono qui sopra... Gli altri... ragazzi: io vi ricordo bene. Nessuno è stato dimenticato... Ma questi qui, sopra... Beh, se ne avessi mancato uno solo, adesso sarei stato molto diverso.

giovedì 3 gennaio 2008

Vedi Napoli e poi muori...

Prendo in prestito questo titolo di un filmettino del 1951 (rifatto nel 2006) perché è notizia di oggi che ci sono disordini vicino alle ex aree di stoccaggio rifiuti di Napoli...
Si, perché Napoli e i napoletani, oggi, stanno perdendo proprio la faccia.

Premessa: un paio di mesi fa, il camion della spazzatura che fa il giro ad Arcore NON è arrivato. Il risultato è che alle 7 di sera c'erano ancora tutti i sacchi della spazzatura agli angoli delle strade.
La conseguenza immediata sono state svariate proteste telefoniche al comune e la "ripresa" dei sacchi che erano stati portati fuori. ognuno s'è ripreso in casa il suo pattume e l'ha messo fuori la settimana seguente, insieme a quello "nuovo".

Premessa numero 2: ad Arcore e nella stragrande maggioranza dei comuni che conosco (si va dalla Lombardia all'Emilia Romagna, passando da Piemonte e Veneto), TUTTI i rifiuti vengono separati. La plastica con la plastica, l'umido con l'umido, gli ingombranti si portano in discarica e così via.

Premessa numero 3: malgrado la separazione dei rifiuti, la "frazione secca", non riciclabile, viene stoccata o, più spesso, bruciata. In inceneritori come quello a nord ovest di Milano oppure di Valmadrera. In loco. Perché se fai spazzatura è inutile buttare i soldi per trasportarla e impestare gli altri: quello che non ricicli, te lo bruciano vicino a casa. Quindi, più ricicli, meglio è.

Allora... Mi sorgono spontanee alcune domande... A cui non so rispondere.
1) Perché, se non raccolgono la spazzatura, non te la tieni in casa o trovi alternative?
2) Perché vedo strade piene di materiali riciclabili mescolati a rifiuto non riciclabile? Lo sai che questi materiali finiscono insieme al non riciclabile e "fanno volume"?
3) Perché, se produci spazzatura, non te la vuoi stoccare o bruciare a casa tua? Perché devi impestare altre persone con la tua merda?
4) Perché protesti contro le discariche se tu stesso produci spazzatura che può andare SOLO in discarica? Idem per gli inceneritori.

Sono solo 4 domande... E non ce l'ho con i napoletani in quanto tali. Ce l'ho con loro perché fa comodo dire che uno non vuole i rifiuti e farli portare da altre parti (con costi immensi) perché si vuole aria più pulita... quando TUTTI gli altri se la sbrigano da soli.

Il primo post dell'anno...

Non arrivava da troppo lontano. Certo, a piedi era un bel po' di strada...
Le spalle un po' curve, i piedi un po' strascicati... Ci ha messo un po' a trovare la casa giusta. Con un cagnetto nero e marrone che lo seguiva passo per passo, senza lasciarlo mai.
Però ne hanno approfittato per fermarsi a salutare il vecchio parroco, il loro vecchio amico di Velate. Che anche lui, quella notte, se ne stava un po' in giro, a trovare i suoi parrocchiani.
E poi... Giù per la discesa, facendo attenzione al ghiaccio in strada, davanti alla centrale del latte.
E poi avanti... Girando a sinistra, dopo la bocciofila...
"Una voeulta ghe giugavi ancha me. Quant ghevi i gamb e ghe vedevi ben."
E poi a destra, prima dell'edicola. E poi ancora a destra, fino in fondo alla via, verso una casona di mattoni rossi.
"L'ha metuu i pess in giarden... L'è minga tant a post, ma se ghe piasen... Ign gnanca bonn de mangiaa."
Col suo bastone in mano, la faccia rugosa, la barba pungente del giorno prima, magro e dinoccolato, imbottito per difendersi dal freddo. E quel cagnetto sempre dietro, che capiva le parole e gli sguardi. E rispondeva.
Ha fatto la sua strada ed è arrivato. Davanti alla porta.
"Attenti al cane... L'ha toeu un can..."
Alla fine sono entrati, trovando una cagnolina sul divano. Si è girato verso il cagnetto: "Te sumiglia... T'he vest? Te voeur ben." Il cagnetto ha guaito un po'... Perché era scappato via di fretta e mica pensava di avere così tante somiglianze con quella cagnolina.
Poi... Si son messi a girare un po' per casa... Hanno guardato la stanza della bimba, vuota, scoprendo che ha più vestiti di una principessa e disapprovando i due scatoloni dietro alla porta: "Le mai sta urdinaa".
Poi sono scesi... Disapprovando ancora di più la stanza degli ospiti e l'ufficio, ancora ingombri di scatoloni... " Se stavi che, insema, putevi dagh una man.".
Dopo sono saliti... Scoprendo un lettone in cui dormivano due tizi e mezzo. Con un mezzo che, in realtà, era una mezza e li separava: bianca e rossa, dormiva beata con i piedi addosso al papà e la testa appoggiata sulla madre.
Son restati lì a guardarli un po'.
Lui scuotendo la testa e fissandosi quell'immagine nella memoria. Il cagnetto, scodinzolando e approvando il fatto che la cagnolina di sotto sarebbe potuta salire in ogni momento se avesse avuto bisogno di compagnia.
Poi hanno sentito i rintocchi del campanile davanti casa... Le 5.
"Tra mezura el leva su... Bisugna andaa... "
E sono fuggiti via. Lungo la strada a ritroso. Salutandosi nei dintorni della Fiera perché loro stavano in due posti diversi.
Lui salutò il cagnetto. "Se vedum la prosima voeulta. Fà ul brau e fa la guardia."
E l'altro, con uno scodinzolio: "Se vedum. Voo insema al can gialt che el buia semper..."

martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale!

... A me piace poco.
Cioè... Non avendo credenze religiose, non amando mangiare oltre misura, sopportando i parenti solo a piccole dosi... A me Natale piace poco.
Mi piace poco persino ricevere regali... Che sono spesso uno spreco inutile di soldi e risorse.
Insomma... Non ci trovo molta diversità rispetto ad altri giorni dell'anno.
Almeno, il cambio di anno è l'occasione per fare un punto, guardarsi indietro e guardare avanti...
Natale ce lo vedo bene come festa per i bambini (almeno 1 giorno dell'anno dedicato a loro).
Tutti gli altri giorni sono parcheggiati in giro, bistrattati, non considerati. Almeno per loro, Natale ha un certo significato.
Sull'"essere buoni"... Meglio lasciar perdere. Conosco delle vere carogne che festeggiano il Natale esattamente come gli altri. Anzi: a Natale sembrano anche molto più buoni... Visto che vanno persino a messa.
Insomma...
Io, il Natale, lo capisco poco.
Comunque sia, se pensi che ti possa far star meglio: auguri.
Se mi conosci, però, lo sai... Io non sono mai buono o cattivo. Natale, Pasqua o qualsiasi sia il giorno dell'anno. Da bravo Nazgul, io sono sempre io. Tutti i giorni dell'anno, di qualsiasi anno, 24 ore su 24.